Gioco
Alice, una cantante nel cerchio della musica «Alla fine ho capito che vince chi molla...»
Tarabella non ha nemmeno venti anni ma ha una voce che porta l’ascoltatore su e giù le montagne russe delle sette note «Tutto ci è utile, ogni persona e ogni avvenimento che ci succede. E anche ogni scontro che possiamo avere»
il ritratto
flavia piccinni
«Tutto è iniziato da bambina. Avevo un registratore a cassette, e passavo la giornata a inventare suoni. Li fissavo sulle musicassette, e poi li riascoltavo: uscivano vivi, e miei, da quell’apparecchio colorato». Parla così la cantante jazz Alice Tarabella, neanche vent’anni, bionda e sorridente, la voce suadente che sa guidare l’ascoltatore sulle montagne russe.
«Giallo, rosso, verde, in forme, disegni, schizzi di colore in movimento. Diciamo che quelli sono rimasti fino ad oggi, e come me e con me, mutati, mutanti, in mutamento». Ed è così che viene fuori, con Alice, la voce che è scoperta e riflessione: «Questa passione non penso di averla scelta. E non penso di aver scelto neanche la musica. Non so neanche ora se ci sia un mondo da scegliere, sicuramente c'è un modo che riguarda come scegliere di viverlo. Penso sia più una somma di piccoli tasselli. Tasselli necessari. Questo è uno di quelli». Uno di quelli che è nato così, quasi per gioco: “La prima volta sul palco non è stata da suonatrice. Ci sono tanti tasselli che ho conosciuto prima e che ora vorrei riscoprire».
E, riflette ancora, pensando come se fosse un gioco o una poesia: «Il lavoro è l'impiego di un’energia, un’energia da costruire, insieme della nostra e di quella che da lui ci arriva. Indispensabili, entrambe, motori ed elementi del flusso circolare. E così si crea uno scambio, continuo, di energie che si spostano, incontrano, ascoltano, prendono, lasciano, modificano, e si modificano anche fra di loro. Questo c'è di bello, nella musica. Ed è tutto inaspettato, improbabile, imprevedibile, così simile alla vita».
Alice pare altrove, eppure quando canta con una voce che arriva come un’onda – e ti sommerge quando meno te lo aspetti – ritorna presente, presentissima: «Mi piace stare nel cerchio della musica, quello che si crea quando si vive una stessa traccia, un non spazio, un non tempo, e ciascuno a suo modo, e insieme in un altro, diverso e uguale un po’ ad ognuno. Lì, parliamo, ci guardiamo, ci tocchiamo, sentiamo, condividendo. Ed ogni volta è un racconto in un foglio a sé.
«Se penso alla mia formazione penso all'immagine di un pendolo, un'altalena, oscillante, nel vento. Da bambina mi spostavo ogni mattina perché frequentavo la scuola più vicina al posto in cui mi sarei trasferita, lì ho continuato il mio percorso di studi, sperimentando ed immergendomi nel teatro, percorrendo così anche la strada che mi ha permesso di avvicinarmi alla mia voce, per conoscerla, e conoscermi con lei. Ho iniziato a suonare il pianoforte, muovendomi e lasciandomi trasportare in un flusso di incontri, che a tratti mi ha fatto fermare, e spesso bruscamente, per capire di aver solo bisogno di chiudere gli occhi e alzare la testa, per poi aprirli, e sentire, e sentirmi dentro a questo grande tutto che tutti ci accomuna».
Alice si ferma. Sorride, ha dei denti bianchissimi e gli occhi scuri, nascosti da una montatura nera. Indossa dei pantaloni in tartan rosso, e delle scarpe basse; sulle spalle, sopra la maglietta nera, un cardigan di lana grigio bucherellato. «Ed ecco che il fiume ricomincia a scorrere, ed ogni fatto, ogni situazione, ogni persona che ci accompagna anche se in un breve tratto del nostro cammino non è quella a caso. E tante di quelle che ho vissuto durante questi anni di liceo, fuori e dentro le mura, mi hanno circondata di energie calde e profumate dandomi modo di ritrovare l'entusiasmo. Credo che tutto ci sia utile, ogni avvenimento, ogni emozione, ogni incontro in cui ci scontriamo, che sia da abbracciare, ascoltare. Credevo di mollare tutto, poi ho capito che vince chi molla, e ho iniziato a galleggiare. Questo sarà l'ultimo anno, chissà, domani...».
Le chiedo che progetti abbia in cantiere. «Progetti...», sospira. «Molti, piccoli anelli di una collana più grande. Non so se li definirei progetti, forse sogni, o bisogni». Si ferma ancora: «E alcuni dopo aver riposato stanno spuntando, naturalmente, nel loro momento. Quelli sperati, e quelli proposti, nuovi, e in qualche modo, diretto o meno che appaia, ai primi sempre collegati».
Riflette, ancora: «C'è qualcuno, c'è qualcosa, c'è il ricordo, di qualcuno e di qualcosa, c'è un profumo, che lo risveglia, c'è uno sguardo, c'è una pagina, un passante, una lacrima, c'è, è noi, nell' ora, nell'adesso, presente. Tante, piccole sfumature, in cammino». —
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