Sicurezza
Tre licenziamenti all’improvviso: scoppia la protesta dei dipendenti
In serata l’azienda annuncia la sua disponibilità al confronto. Alla manifestazione aderiscono anche i clienti della struttura
LUCCA. Un primo risultato, la mobilitazione di ieri mattina dei lavoratori del Centro Fisioterapico Martini, l’ha ottenuto. Sempre ieri, ma nel pomeriggio, al sindacato è arrivata la comunicazione in cui l’azienda si dice disponibile a un incontro. Adesso resta da capire dove porterà quel confronto ma, intanto, si potrà almeno parlare e cercare una soluzione per il caso delle tre dipendenti licenziate dall’oggi al domani con una semplice lettera, in cui si giustificava la decisione con la il calo di lavoro. Una decisione che ha portato ieri mattina alla manifestazione con volantinaggio davanti al centro di via Romana.
A protestare anche i colleghi delle tre fisioterapiste licenziate (il Centro, oltre a loro, occupa una dozzina di persone), che hanno aderito allo sciopero per solidarietà, ma anche perché consapevoli che quanto accaduto nell’arco di un paio di giorni alle colleghe potrebbe capitare anche a loro. Non solo, ma una solidarietà speciale ai lavoratori è arrivata anche da alcuni utenti del centro, che scoperto quanto era accaduto si sono uniti alla manifestazione. Come la signora Rita Buonaccorsi, arrivata qui ieri mattina per una seduta e, invece, rimasta davanti all’ingresso a manifestare, «perché abbiamo un rapporto speciale con loro, e dispiace scoprire che le hanno licenziate».
Già, il licenziamento. Come è successo? A spiegarlo è Francesca Ghiloni, una delle tre fisioterapiste rimaste senza lavoro (le altre due sono Barbara Pieri e Sabina Martelli): «In estate c’è stato una diminuzione del lavoro, ma fisiologica in questo periodo dell’anno. Passata l’estate avevamo avuto l’impressione che il calo ci fosse ancora, ma ci era stato detto che il fatturato era in ordine. A quel punto ci siamo tranquillizzati, anche perché nel frattempo il lavoro era ricominciato a pieno ritmo. Poi, all’improvviso, tra giovedì e venerdì, siamo state chiamate in tre, e ci hanno consegnato la lettera di licenziamento. Ci avrebbero pagato il preavviso di legge, ma dal giorno dopo saremmo dovute restare a casa. La motivazione ufficiale è quella dei motivi economici, ma non ci pare che il lavoro manchi, anche perché ci risulta il ricorso allo straordinario per far fronte alla nostra assenza. Intanto però adesso sono a casa, quando mi mancano 4 anni alla pensione».
Tutto, finora, senza alcun confronto, quello stesso confronto che lavoratori e sindacato sollecitavano con la manifestazione di ieri (e poi ottenuto la sera stessa): «Già in passato – spiega Massimo Dinelli della Filcams Cgil – l’azienda aveva fatto ricorso in un periodo di difficoltà agli ammortizzatori sociali, non capiamo perché non lo si sia fatto in questo caso. Prendendo una decisione univoca senza alcun dialogo. Noi chiederemo la revoca dei licenziamenti un confronto per cercare soluzioni alternative. Non sappiamo dove ci porterà questo dialogo, ma almeno lo avremo».
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