Toscana
Plastica, «dal governo solo tasse a danno delle aziende»
Romagnoli e Roberti attaccano gli aggravi previsti dalla Legge di bilancio. In tutto 190 imprese con 2.200 addetti rischiano la penalizzazione
lucca. Le imprese della plastica di Confindustria Toscana Nord sono sul piede di guerra contro la nuova tassa che potrebbe colpire il settore. La legge di bilancio 2020 prevede, nel testo approvato dal Governo martedì ora all'esame dell'Ue, una tassa di 20 centesimi al chilo nella produzione di imballaggi di plastica. Un aggravio fiscale che si aggiunge ai 33 centesimi da pagare da gennaio (oggi 26,5) per il Conai, come contributo al consorzio per raccolta e riciclo dei materiali plastici. Confindustria sottolinea che «i 20 centesimi della nuova tassa non sono un contributo aggiuntivo per Conai e non hanno valenza ambientale: solo un prelievo fiscale, una penalizzazione».
«La Legge di bilancio si conforma alla moda della demonizzazione della plastica, anziché tracciare anche linee di politica economica per il paese - commenta Fabia Romagnoli, delegata della presidenza di Confindustria Toscana Nord per la sostenibilità e lei stessa imprenditrice del settore -. La visione della plastica come materiale non in linea con il rispetto dell'ambiente è priva di ogni fondamento. La plastica è un ottimo materiale che consente di ridurre i costi ambientali, anche per gli imballaggi, di 4 volte rispetto alle alternative. È riciclabile teoricamente all'infinito, con consumi energetici minimi e nessun consumo di acqua. Non bisogna far confusione: il problema non è la plastica ma la cattiva gestione dei rifiuti e la dispersione della plastica nell'ambiente. L'assurdo è che questa tassa va a colpire le imprese proprio mentre sono impegnate a rendere prodotti e processi sempre più ecosostenibili, attraverso il riciclo ma anche con l'utilizzo di materiali nuovi. Tassare le imprese oggi significa sottrarre risorse al lavoro che stanno facendo per migliorare le prestazioni ambientali, che già adesso non hanno niente da invidiare ad altri settori».
«Il settore plastica significa per il territorio di Lucca, Pistoia e Prato 190 aziende con quasi 2.200 addetti, che rappresentano quasi un terzo del totale toscano - aggiunge la presidente della sezione Chimica, plastica e farmaceutica di Confindustria Toscana Nord Fabiana Roberti -. Un settore che nella nostra area conta eccellenze di livello nazionale, con una spiccata propensione all'export che negli ultimi 6 anni è cresciuto in media del 5,6% ma che già nel primo semestre 2019 si è limitato a un esiguo +0,3%. È in gioco la sopravvivenza di un settore che dà lavoro a tante persone e che fornisce prodotti di tutto rispetto da ogni punto di vista, incluso quello ambientale. Perché queste penalizzazioni? Per inseguire una tendenza irrazionale che vede nella plastica la più grave delle minacce per l'ambiente? O per fare cassa, con il risultato che le imprese faranno sempre più fatica a trovare risorse per i propri investimenti, inclusi quelli per la sostenibilità? L'economia circolare è necessaria ma richiede investimenti e risorse, anche delle imprese oltre che delle istituzioni. Questa tassa non favorisce questi processi: li ostacola». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
