Il Tirreno

Lucca

Pambieri: «Porto sul palcoscenico Giacomo Leopardi il rivoluzionario»

Barbara Antoni
Pambieri: «Porto sul palcoscenico Giacomo Leopardi il rivoluzionario»

L’attore in San Francesco con uno spettacolo sul grande poeta: «Sarebbe piaciuto ai giovani d’oggi»

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«Il mondo ha bisogno della rivoluzione di Leopardi: la ricerca di verità e di amore. Se oggi il grande autore vivesse, sarebbe molto amato dai giovani, perché era un alternativo». L’attore Giuseppe Pambieri, un nome e una carriera che davvero non hanno bisogno di presentazioni, racconta il suo Leopardi, quello che questa sera alle 21 porterà in scena a Lucca nella chiesa di San Francesco. “L’infinito Giacomo. Vizi e virtù di Giacomo Leopardi” è il titolo dello spettacolo, scritto e diretto da Giuseppe Argirò, che apre di fatto il nuovo ciclo delle “Conversazioni in San Francesco”, rassegna promossa e organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca il cui filo conduttore, quest’anno, è un tema impegnativo quanto attuale: “Conquiste. Rivoluzioni oltre i muri”. Tema scelto, oltretutto, nel trentennale della caduta del Muro di Berlino.

«Porto in giro questo spettacolo da dieci anni - racconta Pambieri, originario di Varese, cresciuto nella scuola del Piccolo Teatro di Milano e allievo di Strehler, - e raccoglie sempre un grande successo. È un excursus sulla vita di Leopardi, con tanti elementi che non si insegnano a scuola. Ad esempio il fatto che odiava l’acqua e non voleva mai lavarsi, che era golosissimo di dolci. Il ritratto che viene fuori da questo monologo è ricostruito dalle sue lettere e dalle pagine dello Zibaldone: un assemblaggio emozionante quello realizzato da Argirò».

E verso la fine dello spettacolo, l’evasione, che arriva proprio con la poesia più famosa del poeta di Recanati, L’Infinito. «Improvvisamente, di fronte alla richiesta di Leopardi sul letto di morte di aprire le imposte, di far entrare la luce, arriva L’Infinito, un’apertura verso qualcosa al noi là della vita, anche se lui non credeva».

Proprio in questo punto, vicino al distacco, «viene fuori l’amore per la vita di Leopardi: il suo pessimismo contiene un germe di amore», sottolinea il grande attore. L’amore per la vita: questo, nella lettura di Pambieri, il tratto determinante della figura leopardiana nel suo complesso. «Nonostante fosse alto un metro e quarantuno, nonostante le sue limitazioni fisiche e la tubercolosi ossea che gli creava molti problemi, nonostante la malattia, era innamorato del-la vita. Per questo anche i ricordi per lui prendono sempre significati particolari».

Per questo «la rivoluzione, per Leopardi, è l’amore per la vita. Se avesse vissuto adesso, in questi tempi, sarebbe stato amatissimo dai giovani. Era un alternativo, un antagonista, andava contro tutte le regole e i moralismi. E cercava la verità: quello di cui il mondo oggi ha bisogno. È questa la vera rivoluzione», continua ad analizzare Pambieri.

L’attore parla del suo spettacolo, quello che i lucchesi vedranno stasera, e si entusiasma. Eppure nei suoi 50 e oltre anni di carriera ha calcato innumerevoli palcoscenici, anche quello del Teatro del Giglio di Lucca. A Lucca, poi «un tempo - ricorda - avevo anche degli amici». —



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