Toscana
La Lucca incantata di Bernardo Bellotto da oggi alla Fondazione Ragghianti
Per la prima volta fuori dall’Inghilterra cinque disegni della zona intorno alla Cattedrale di San Martino
la mostra
paola taddeucci
«Di straordinaria bellezza e armonia, con una luce argentea che diventerà poi la cifra stilistica dell’artista».
Così la curatrice Bozena Anna Kowalczyk parla di uno dei quadri di Bernardo Bellotto, nipote di Canaletto e tra i più grandi vedutisti del 1700, in mostra alla Fondazione Ragghianti da oggi al 6 gennaio.
Un’esposizione-evento di cui si è già parlato molto anche fuori dalla Toscana e che è finalmente arrivata ai nastri di partenza con la presentazione ufficiale nella sede di via San Micheletto, dove per l’occasione sono giunti giornalisti da tutta Italia. Insieme con la curatrice ad illustrare la mostra Paolo Bolpagni e Alberto Fontana, rispettivamente direttore e presidente della Fondazione Ragghianti, oltre ai massimi rappresentanti dei principali sponsor: Carlo Fratta Pasini, presidente di Banco Bpm, arrivato appositamente dalla sede di Verona per l’inaugurazione, e Marcello Bertocchini, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Entusiasta della mostra, ma ancora di più di Lucca, il capo di Bpm. «Come Venezia, patria di Bellotto – dice – Lucca è un luogo dove si è circondati da una bellezza assoluta».
La stessa che meravigliò il pittore veneziano e lo portò a disegnarla magistralmente nel 1740, quando aveva appena 18 anni e fece il suo primo viaggio fuori da Venezia, fermandosi in Toscana dove soggiornò a Firenze, Lucca e Livorno. Di Lucca raffigurò la cattedrale e piazza San Martino nel dipinto dalla luce argentea, giunto a Lucca grazie al prestito della York City Art Gallery dove è conservato. Altri luoghi vicini alla cattedrale furono invece soggetto dei cinque disegni a penna e inchiostro che, con il quadro, costituiscono la parte più importante della mostra. È la prima volta, infatti, che queste opere – l’unica documentazione nota del viaggio di Bellotto a Lucca – vengono esposte insieme. Finora i cinque disegni non erano mai usciti dal Regno Unito: già di proprietà dei re Giorgio III e IV, li custodisce la British Library di Londra in un album dal quale sono stati staccati per la prima volta per essere portati a Lucca.
Il giovane Bernardo – che aveva imparato l’arte dallo zio Canaletto – arrivò in Toscana grazie al mecenatismo di antiquari e nobili, desiderosi di dar vita a un nuovo vedutismo, moderno e illuminato. E non si sbagliarono perché proprio da quel viaggio emersero le geniali capacità che portarono Bellotto a essere considerato tra i più grandi vedutisti del Settecento. L’artista lavorò a Lucca da privilegiato, grazie alle protezioni di cui godeva. «È un giovane pittore innovativo, all’avanguardia – sottolinea Kowalczyk, tra i massimi esperti di Bellotto e Canaletto – e descrive la cattedrale muovendosi liberamente tra le stanze dell’arcivescovado; sale persino sui tetti, ricercando diversi punti di vista del duomo». Il dipinto in cui raffigurò piazza San Martino e la cattedrale rimase in una collezione lucchese almeno fino ai primi anni dell’Ottocento, poi agli inizi del secolo apparve in Inghilterra, dove è ancora oggi. «È un capolavoro assoluto – prosegue la curatrice – che ricorda prospetticamente le opere dello zio, ma variano il taglio della composizione, la vivacità del tocco, le figure con le ombre allungate dai netti profili, il cielo con nuvole soffici: Bellotto crea un’atmosfera particolare e unica». Del dipinto, tuttavia, non si conosce il committente ufficiale: Kowalczyk è certa che si tratti di un nobile e spera che, grazie alla mostra, qualche archivio privato possa fornire nuovi dati al riguardo.
Nell’esposizione, tra l’altro, ci sono alcune vedute di Firenze, dipinti realizzati dal giovane Bernardo sempre nel 1740, e un disegno del 1764 in cui appare evidente l’importanza di quel tour toscano di 24 anni prima: è un “Capriccio architettonico con monumento equestre” dove l’autore riprende il gruppo bronzeo dei “Quattro mori incatenati”, celebre statua-simbolo di Livorno. A completare la mostra – il cui allestimento porta la firma dell’architetta veneziana Daniela Ferretti – le fotografie di Jakob Ganslmeier e Jacopo Valentini che hanno ritratto gli stessi luoghi visti da Bellotto nel 1740. Ingresso 8 euro. Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 19 (escluso lunedì). –
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