Il dolore
Scoppia la bufera sulla surroga di Torre «Poli si dimetta»
minucciano. Caos in consiglio comunale a Minucciano per la surroga del consigliere Vittorio Torre con il subentro di Laura Menchelli e la minoranza che chiede le dimissioni del sindaco Nicola Poli.
Si è arrivati alla sostituzione dopo una lunga serie di pareri sulla candidabilità, ultimo quello del ministero. Torre aveva patteggiato nel 2000 una pena a nove mesi di reclusione (con sospensione) al tempo in cui era dipendente della Motorizzazione Civile di Lucca per lo scandalo delle “Patenti facili”, reato consumato nel settembre del 1995. In base a questo ai sensi di legge non era candidabile e di conseguenza nulla la sua elezione: «Fatto ancora più grave il Torre sia in questa che nella passata legislatura firmando la sua candidabilià e la non sussistenza di impedimenti legali ha commesso un falso ideologico – dice il capogruppo di minoranza, Loris Anchesi – contestiamo al sindaco il fatto attuale relativo alla legittimità delle elezioni appena svolte avendo in lista un candidato non tecnicamente presentabile che ha comunque portato voti e preferenze alla lista, ancora di più il fatto che il Torre nelle medesime condizioni ha svolto come consigliere tutta la passata consiliatura e nel periodo finale addirittura ha ricoperto il ruolo di assessore e di conseguenza se gli atti di quella amministrazione potrebbero essere nulli o impugnabili. Valuteremo pareri legali e procederemo di conseguenza».
La minoranza aveva iniziato a chiedere la verifica delle condizioni di non candidabilità alle elezioni comunali e del divieto di ricoprire le cariche di consigliere e assessore comunale con una prima interrogazione a luglio e già allora il gruppo poneva l’attenzione sul fatto che Torre non sarebbe stato in possesso dei necessari requisiti per essere incluso, come candidato consigliere, nella lista civica “Uniti per Minucciano”, in occasione delle elezioni amministrative del 26 maggio 2019 e già avrebbe ricoperto illegittimamente, per un intero mandato amministrativo, dal 2014 al 2019, la carica di consigliere e, negli ultimi tre mesi, anche quella di assessore comunale rilasciando in entrambe le circostanze elettive, delle autocertificazioni di candidabilità ideologicamente false. «Tutte le preferenze ottenute nel corso delle due votazioni sarebbero da azzerare, senza contare i voti indotti, non oggettivamente riscontrabili, che comunque sono andati a beneficio della lista in virtù della sua presenza nell’intera formazione delle candidature – dice Anchesi – tuttavia, l’aspetto più grave non è tanto questo, quanto quello, certamente molto più rilevante e invasivo, riguardante tutti gli atti da lui sottoscritti, durante il trascorso intero arco amministrativo, dal 2014 al 2019, nell’esercizio delle sue funzioni di consigliere e assessore, i quali sarebbero da ritenere nulli o annullabili secondo la sua effettiva incidenza partecipativa al processo di formazione e di validazione esecutiva degli stessi. Al sindaco abbiamo chiesto di fare chiarezza, di salvare tutto ciò che legalmente si presti ad essere salvato nell’esclusivo, precipuo interesse dell’intera comunità». Intanto, è arrivata la surroga del consigliere e la richiesta di un nuovo mirato consiglio comunale. —
Luca Dini
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