Sicurezza
Oltre 10 anni di carcere per una bancarotta con maxi frode fiscale
Condannati l’amministratore della fallita Ma.Gi.Plast srl e un imprenditore romano che per le Fiamme Gialle era l’ideatore del raggiro
LUCCA. Cinque anni dopo i provvedimenti della procura della Repubblica arrivano le condanne in primo grado per il fallimento con distrazione della Ma.Gi.Plast srl, azienda del settore materie plastiche con sede a San Pietro a Vico. I giudici del tribunale hanno condannato a 5 anni e 8 mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta l’imprenditore Marco Del Dotto, 57 anni, residente alla SS Annunziata mentre 4 anni e 10 mesi sono stati inflitti a Massimiliano Brigotti, 49 anni, imprenditore, residente a Roma e all’epoca dei fatti contestati ritenuto dalle fiamme gialle «lo specialista dei fallimenti pilotati».
L’INDAGINE
I reati originariamente contestati ai due imprenditori andavano dalla bancarotta fraudolenta a quella documentale, dalla falsità ideologica all’emissione di fatture per operazioni inesistenti sino alla distruzione delle scritture contabili e all’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi nel periodo 2010-2011. Per la tributaria della Guardia di Finanza la Ma.Gi.Plast srl emetteva bonifici bancari senza causale facendo uscire i soldi che rientravano in alcune società collegate come la Save senza che vi fosse prestazione corrispondente. Denaro che, per l’accusa, finiva nelle tasche degli amministratori. I due imprenditori vennero arrestati a fine luglio 2014 dalla tributaria della Finanza con l’accusa di aver frodato il fisco e incassato indebitamente ingenti somme di denaro. Per i finanzieri della pg della procura il debito tributario sarebbe ammontato a 1,6 milioni su un buco stimato in oltre due milioni e la distrazione ai creditori - attraverso il ricorso a molteplici pagamenti senza causale e ingiustificati - sarebbe ammontata a 120mila euro.
LA CARTA CLONATA
Un’indagine iniziata dal sostituto procuratore Enrico Corucci e poi passata all’allora sostituto procuratore Piero Capizzoto. E che ebbe origine da un episodio singolare. Una carta d’identità clonata ed intestata ad una persona in realtà inesistente (tal Massimo Ciarli, nato nel 1971) uno degli amministratori della Ma.Gi.Plast srl fallita il 20 maggio 2013. Con quel documento era riuscito ad indurre in errore notai e uffici pubblici portando avanti per 4 anni un complesso sistema di scatole cinesi con l’unico scopo di eludere il fisco e intascare i soldi. Pe le fiamme gialle Del Dotto - prima l'amministratore unico e poi l'amministratore di fatto della Ma.Gi.Plast srl e successivamente della controllata Save srl con sede a Sorbano del Giudice - aveva trasferito alla Save tutte le merci, i macchinari e i dipendenti della Ma.Gi.Plast dichiarata fallita. Il pm Capizzoto chiese il giudizio immediato e il processo è andato avanti dopo una serie di eccezioni della difesa respinte dai giudici del dibattimento. —
Luca Tronchetti
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