Sicurezza
Nessuna inchiesta sull’anziano morto in barella
Per la procura, che non farà eseguire l’autopsia, non ci sono profili di responsabilità e il paziente era un malato terminale
Mentre i politici rincorrono la rete e le notizie come centometristi neanche fossero tanti Pietro Mennea, lui sì capace di rappresentare l’Italia nel Mondo, i magistrati che raccolgono la notitia criminis, spesso giunta attraverso esposti-denuncia tutti da verificare, hanno il compito costituzionale di ravvisare, se ne ve siano, ipotesi di reato.
E sulla vicenda dell’anziano di 76 anni residente in Media Valle e deceduto venerdì 4 ottobre su una barella in attesa di essere visitato al pronto soccorso del San Lucca, il magistrato di turno, Lucia Rugani, non ha ravvisato alcun reato e non disporrà alcuna autopsia. Stavolta il botta e risposta tra maggioranza e opposizione in perenne campagna elettorale pare ancor più fine a se stesso. Perché non c’è nessuna «morte sospetta», nessun «caso» di malasanità.
L’esposto - presentato dal figlio della vittima lunedì 7 ottobre in questura - è giunto in segreteria della procura della Repubblica poco dopo mezzogiorno. In quella pagina e mezzo protocollata, letta, sottoscritta e vidimata, il figlio del pensionato ha fatto chiaramente intendere che il padre era un malato terminale e che il medico di famiglia aveva consigliato il trasferimento al nosocomio lucchese. L’estensore della denuncia ha poi sottolineato che nel momento dell’accesso al triage i pazienti al pronto soccorso erano tantissimi e i medici soltanto tre. Il magistrato di turno è entrato in possesso della notitia criminis nel primo pomeriggio di lunedì e già dalla lettura dell’esposto non ha valutato vi fossero elementi per procedere all’iscrizione nel registro degli indagati di personale medico o infermieristico. Nessun riscontro o rilievo da fare di natura penale con l’Asl che effettuerà per proprio conto e su richiesta dei medici del pronto soccorso il riscontro diagnostico sull’anziano deceduto in modo da fugare ogni minimo sospetto sulla bontà del loro operato e sull’origine del decesso.
Ma un conto sono i problemi di natura giuridica, un altro quelli di scelte sanitarie. Infatti rimane evidente agli occhi di tutti un problema di carattere organizzativo: così com’è concepito il pronto soccorso non funziona. Prima la classe politica ne prende atto e cerca di risolverlo in tempo rapidi attraverso un potenziamento degli organici e una diversa distribuzione degli accessi e dei pazienti e meglio è per tutti a partire dai cittadini. —
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