Attenzione
Energia e riciclo, appello alla politica: «Da anni non risolve i nostri problemi»
Cartario, l’apertura del Miac: a livello nazionale il settore è in calo, ma la Lucchesia ancora riesce a tenere
LUCCA. Tiziano Pieretti, presidente della sezione carta di Confindustria Toscana Nord ha un tono di voce fra l’ironico e l’amareggiato quando prende la parola al primo piano del Polo Fiere: «Ormai siamo alla 26esima edizione del Miac e come sempre faccio in queste occasioni sono andato a rivedere le miei note degli anni precedenti. E purtroppo i problemi del nostro settore e le richieste alle istituzioni sono più o meno sempre le stesse».
Il cartario si dà appuntamento alla sua grande kermesse lucchese e, come annunciato da Pieretti, i nodi da sbrogliare si ripetono con cadenza quasi ossessiva: il costo dell’energia, l’aumento del riciclo, lo smaltimento dello scarto. Dopo il taglio del nastro il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani ci mette tutta la buona volontà, spiegando di essere a Lucca anche per «un confronto del settore con le istituzioni locali e regionali», perché «servono risposte concrete da parte nostra». Le esigenze e le velocità dell’economia e della politica sembrano davvero essere su piani diversi e anche con qualche problema di comunicazione, al di là delle promesse. Anche perché il contesto non è certo galoppante, come ha spiegato Girolamo Marchi, presidente di Assocarta: «Nel 2018 abbiamo avuto una lievissima crescita della produzione. Nei primi sette mesi di quest’anno l’intero settore ha subito un calo di produzione del 2,6%». Certo, bisogna essere in grado di distinguere all’interno dei numeri secchi. Perché questa diminuzione è dovuta essenzialmente al -7,7% della grafica, mentre l’igienico-sanitario (cioè il tissue) e gli imballaggi sono sostanzialmente invariati con un -0,5% ciascuno. Anche il fatturato è in calo, del 4,6%-.
Questo panorama, spiega Marchi, consente al distretto lucchese di vedere il bicchiere mezzo pieno, visto che proprio imballaggi e tissue sono il nostro core-business. E non a caso – ha aggiunto Pieretti – il dato congiunturale del territorio fa registrare una produzione in aumento dello 0,4%. Ma certo non consente di dormire fra due guanciali. Perché ai problemi ricordati da Pieretti quest’anno, come nelle edizioni precedenti, bisognerà dare una risposta. La cornice scelta dall’evento lucchese è quella del “Green new deal” declinato dal settore cartario. «È un’espressione un po’ modaiola – commenta Pieretti -, ma è vero che i due corni del problema, quello economico e quello ambientale, sono legati».
Ecco allora, ad esempio, che tocca parlare di energia, tema scottante perché le cartiere sono grandi divoratrici di questa materia prima. «Le nostre aziende – ricordano Marchi e Pieretti – hanno puntato sulla cogenerazione, cioè bruciamo gas per ottenere, insieme, energia elettrica e vapore». L’obiettivo è quello di ridurre le emissioni, fino ad arrivare al traguardo di emissioni zero. Ma questo, avverte Pieretti, comporterà sacrifici, costi e anche dei rischi: «Partiremo sicuramente svantaggiati. In Italia per termovalorizzatore o impianti a biomasse, abbiamo molti problemi burocratici e per questo ce ne sono pochi. Nel resto dell’Europa le cartiere usano queste strutture. Il rischio più grosso è che parte della produzione cartaria in Italia venga stoppata per problemi energetici e poi venga prodotta in Paesi con impianti meno efficienti e più inquinanti».
Il refrain delle pastoie autorizzative si ripete anche per altri due punti centrali della filiera del cartario: il riciclo e lo smaltimento del rifiuto. Il settore chiede di sbloccare le autorizzazioni sull’EoW (“fine rifiuto”), da cui dipendono investimenti e il miglioramento ambientale del sistema Italia. Servono, insomma, impianti per il riciclo e per smaltire – bruciando – gli scarti . Per «chiudere il ciclo», sintetizza Marchi, chiudendo anche la bottiglia con all’interno il messaggio per la politica. —
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