Il Tirreno

Lucca

IN TRIBUNALE 

Processo il 5 febbraio a due medici e un’ostetrica per bimbo nato morto

Luca Tronchetti
Processo il 5 febbraio a due medici e un’ostetrica per bimbo nato morto

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Si terrà il 5 febbraio davanti al giudice Raffaella Poggi il processo che vede imputati due medici e un’ostetrica accusati di omicidio colposo per la nascita di un feto deceduto nel grembo materno. Il giudice dell’udienza preliminare Simone Silvestri ieri mattina ha rinviato a giudizio la ginecologa Annalisa Pola, 38 anni, di Agrigento, residente a Lucca, nel caso di specie medico di guardia e assistita dal professor Enrico Marzaduri e dall’avvocato Davide Manzo; l’ostetrica Stefania Antichi, 38 anni, di San Giuliano Terme, assistita dall’avvocato Marco Meoli e il dottor Giovanni Lencioni, 57 anni, di Zone, medico-tutor, difeso dall’avvocato Gianfelice Cesaretti. I genitori del bimbo si sono costituiti parte civile affidandosi al legale Veronica Nelli, mentre l’Asl è stata individuata come responsabile civile.

I FATTI

Stando all’accusa per colpa consistita in imprudenza, negligenza e imperizia, durante il travaglio della puerpera trentacinquenne originaria dell’Est, i tre indagati non avrebbero rivelato prontamente la sofferenza acuta del feto (evidenziata nell’esame autoptico) e non avrebbero intrapreso le dovute iniziative come il taglio cesareo. In quel modo avrebbero cagionato il decesso di Ryan, primo figlio della coppia, durante il parte.

LA VICENDA

È il 30 giugno 2016 quando, dopo regolare gestazione a termine di gravidanza con controlli che rilevavano il normale decorso, viene disposto il ricovero della puerpera. Nella fase finale del parto (12,40-13,10) con in servizio i ginecologi Pola e Lencioni la cardiotocografia avrebbe evidenziato una grave sofferenza fetale che sarebbe stata completamente trascurata. In particolare dalle 13,10 alle 13,40 il cardiogramma evidenziava ipossia e acidosi metabolica sempre più grave a fronte delle quali non sono state messe in atto manovre di rianimazione intrauterina per migliorare l’ossigenazione fetale e neanche ad eseguire celermente il cesareo che invece fu espletato un’ora e mezzo dopo mediante applicazione di ventosa ostetrica con nascita del feto ormai deceduto.


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa