Il dolore
Celestina Izzi, la nonna di Bagni di Lucca non c’è più
Poche settimane fa aveva festeggiato il suo centesimo compleanno
BAGNI DI LUCCA. Celestina non c’è più. Celestina Izzi, vedova Gherardini, poche settimane fa aveva compiuto 100 anni, festeggiando con tutti i parenti e con il sindaco Michelini nei locali della parrocchi. . Da alcuni giorni, spiega la figlia Loretta, Celestina aveva il battito cardiaco rallentato e lunedì quel battito si è fermato del tutto. La salma è esposta all’ospedale di Barga e i funerali si terranno oggi alle 16 nella chiesa di San Pietro a Corsena, alla Villa. Celestina lascia le due figlie Loretta e Marida, i generi, la sorella i nipoti, i pronipoti e tante persone che andavano spesso a trovarla.
Aveva colpito la storia di questa donna che, nel 1945, era riuscita a seppellire nel cimitero di Palleroso il padre, morto a 52 anni a Castelnuovo per problemi di cuore, «strisciando come una biscia, quasi in ginocchio, e trascinando la salma attraverso i boschi di per dare a mio padre una sepoltura degna».
A Castelnuovo la famiglia si era trasferita da Bagni perché suo padre lavorava lì e quando il genitore morì Celestina Izzi era accanto a lui. Accadde in quei giorni che due tedeschi, che dovevano andare al fronte, al bivio di Fornoli sbagliarono strada e proseguirono per la Garfagnana. «In seguito – aveva raccontato la figlia Loretta – uno dei due tedeschi fu ucciso. Si può ben immaginare lo scompiglio e la confusione dentro Castelnuovo: i tedeschi non dovevano essere lì e gli abitanti del posto erano terrorizzati». La tensione si tagliava a fette, anche per la presenza e le incursioni dei partigiani. Ma Celestina, “Celè” per la famiglia, non intendeva assolutamente abbandonare il corpo del padre in un campo: «Avevo fatto io la cassa per seppellirlo degnamente – aveva raccontato al Tirreno la centenaria – mi ero fatta dare delle tavole di legno e mi aiutarono altre persone a costruire la bara. Dopo il decesso andai al comando tedesco, era 14 marzo 1945, e dissi all’ufficiale: Voglio portare mio padre al cimitero, non voglio lasciarlo così, sotto un albero. Lei come farebbe con suo peadre?». Il tedesco rimase sorpreso e interdetto, ma alla fine dette il permesso, mettendola in guardia dai rischi che correva uscendo in strada con la salma. C’era il coprifuoco e anche i partigiani sparavano. Il pericolo di essere scambiati per nemici, da una parte o dall’altra, era alto.
«Con l’aiuto di pochi parenti sfidai il destino e di notte, strisciando nei boschi e trascinando la cassa, riuscimmo a raggiungere il cimitero di Palleroso», aveva aggiunto Celestina, che all’epoca dei fatti aveva 26 anni. «Con i tedeschi mia madre ha sempre avuto un atteggiamento di sfida – aveva detto ancora la figlia Loretta – anche quando usciva di casa per cercare qualcosa da mangiare, lo faceva senza timore. Andava col tempo misurato concesso dai tedeschi. Sbagliare, sgarrare, poteva voler dire essere fucilati. Di notte dormiva con la sorella Luigina (è ancora viva, ha 89 anni e vive a San Cassiano di Controni) in un rifugio. Da lì volle venire via, scappò perché sentiva una premonizione: pochi giorni dopo il rifugio venne distrutto dalle bombe». —
Emanuela Ambrogi
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