Il Tirreno

Lucca

L’INDAGINE 

La procura apre un fascicolo sul profilattico nella mela cotta

L.T.
La procura apre un fascicolo sul profilattico nella mela cotta

Al momento non ci sono indagati e nemmeno ipotesi di reato, ma il magistrato ha affidato ai carabinieri il sequestro del pasto e gli ulteriori accertamenti

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LUCCA. C’è un fascicolo di atti relativi - con conseguente iscrizione della notizia di reato nell’apposito registro - sulla scoperta choc all’ospedale San Luca legata alla presenza di un profilattico nella porzione di mela cotta servita a una paziente del reparto Obi (osservazione breve intensiva). Un fascicolo senza indagati e capo d’imputazione con il sostituto procuratore Enrico Corucci che ha dato incarico ai carabinieri di effettuare il sequestro del piatto con all’interno il corpo del reato. La scoperta, avvenuta poco dopo le 19 di venerdì 27 settembre mentre la paziente stava consumando la cena, va ad aggiungersi alla vicenda del pane con evidenti tracce di muffa nella cena dell’8 settembre finito nel vassoio di alcuni pazienti del nosocomio. La denuncia è arrivata dall’Asl dopo il ritrovamento del profilattico srotolato e seminascosto nella mela cotta che la sessantenne ricoverata avrebbe dovuto consumare a fine pasto. L’azienda sanitaria vuol capire se c’è qualcuno all’interno o all’esterno della struttura ospedaliera che sta compiendo atti di sabotaggio per screditare il buon nome del nosocomio. La porzione di mela cotta è stata ritirata e messa sotto custodia e il “reperto” sarà analizzato per verificare la presenza anche di eventuali tracce biologiche messo sotto custodia. Adesso toccherà al magistrato chiedere ai carabinieri ulteriori accertamenti. Non sarà facile venirne a capo a meno che - com’è accaduto nel caso dei bagni allagati al San Luca - il sabotatore o la sabotatrice siano stati immortalati da una telecamera interna. A titolo cautelativo l’Asl Toscana ha chiesto al concessionario del San Luca (la società Sat, che attraverso Gesat controlla i servizi non sanitari dell’ospedale) «di avviare l’iter per una sostanziale e completa revisione dell’affido del servizio di ristorazione». . LE PISTE

Due le ipotesi: il sabotaggio (prevalente) compiuto da una figura inserita nel processo di produzione e distribuzione del vitto per i pazienti, ma non si può escludere la pista dell’atto vandalico “esterno”, ad opera di un degente o comunque di un estraneo al servizio (meno probabile). Gli inquirenti dovranno effettuare la tracciabilità del percorso del vitto da quando parte dal centro cottura a quando arriva nei reparti.

DOPPIA INDAGINE

Accanto all’inchiesta della magistratura va avanti un’indagine interna al San Luca. Il centro cottura si trova in una palazzina poco distante, collegata al corpo centrale dell’ospedale da un tunnel sotterraneo appositamente costruito e tecnologicamente equipaggiato nel quale viaggia un robottino portavivande. L’ultimo controllo sui vassoi preparati per i pazienti dei singoli reparti avviene al centro cottura. Da lì vengono caricati sul robot i vassoi a temperatura controllata con il vitto, che sul suo percorso automatizzato fa tappa in alcune stazioni, ovvero i singoli reparti: ad ogni fermata c’è un operatore ad attenderlo che ritira i pasti per quel reparto. C’è da dire che sul percorso non ci sono telecamere. —

L.T.

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