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Lucca

La storia del fantasma Ramo e della sua Altea In libreria la graphic novel di “Fantafumino”

flavia piccinni
La storia del fantasma Ramo e della sua Altea In libreria la graphic novel di “Fantafumino”

Dietro lo pseudonimo c’è la trentenne Silvia Vanni, nata a Castelnuovo: «Comics, libri e gatti sono i miei migliori amici» 

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Silvia Vanni ha un sorriso gentile, e una timidezza gioiosa e istrionica contagiosa. Giovanissima, da una manciata di giorni è in libreria con la sua prima graphic novel “Ramo”, edita da BAO Publishing. La firma con lo pseudonimo Fantafumino che, mi spiega, è «diminutivo di fantasy, un nickname che usavo anni fa in qualche forum. Fumino invece perché un mio amico mi chiamava così “perché quando ti arrabbi ti fuma la testa”».

Nata a Castelnuovo Garfagnana nel 1989, Silvia adesso abita a Oderzo, in provincia di Treviso. «Da bambina – ricorda - mi sono sempre piaciuti fumetti e cartoni animati ma in Garfagnana, sopratutto per quanto riguarda i fumetti, non si trovavano molte cose in giro e circolavano poche copie, quindi chi prima arrivava meglio alloggiava. La vera svolta è stata quando ho iniziato a studiare a Lucca, con la scoperta dei Comics e delle fumetterie. Il mio cervello esplose!».

E di lettura in lettura, di disegno in disegno, sono arrivati i primi disegni pubblicati online, i primi concorsi e adesso questo toccante libro. «Ho cominciato – precisa - ufficialmente a lavorarci con l’editore a inizio settembre di due anni fa. Sono un po' lenta», sorride. Ha una dolcezza disarmante, qualcosa di genuino. Come nasce Ramo? «Ramo nasce da me, quello che provo e quello che mi piace. A volte anche inconsciamente. La figura del fantasma mi affascina da sempre, l’ho usata in passato e mi piacerebbe riusarla ancora. È una storia che si è evoluta nel tempo. Inizialmente ad esempio il protagonista, Ramo (prima Omar) non aveva ricordi, non era un pianista, e Altea, l'altro personaggio principale era una ragazza madre e non c'era il gatto Rugola. La storia è cambiata sulla base delle mie esperienze. Ricordo quando scrissi l’inizio, ero in treno, quel giorno ero triste e arrabbiata sebbene non ne avessi un motivo preciso. Ho preso il blocco da disegno e ho cominciato a scrivere».

Silvia racconta la storia di Omar e di Altea: «Omar/Ramo è un fantasma convinto di esser ancora sulla Terra perché si sente responsabile dell’infelicità della ragazza amava segretamente, quando era in vita. Per questo cerca di aiutarla come può. Altea invece è una ragazza che ha appena subito una perdita importante e per questo si sente persa. Sono entrambi due anime smarrite che cercano di ritrovare la serenità perduta».

Scrivi di due solitudini, eppure tu sei così giovane... «Sono un tipo solitario. Ho un carattere introverso e schivo. Da bambina non ho avuto molti amici, ero presa un po’ di mira perché, rispetto agli altri, ero quella brutta, grassa e che aveva pessimi voti. E poi? Crescendo, ho cambiato ambiente scolastico e la situazione è migliorata. Ma abitando lontano rispetto ai miei compagni, avevo poche occasioni di passare del tempo con loro fuori dalla scuola. I miei migliori amici sono sempre stati i libri, i fumetti e il mio gatto. Per indole, per me non è facile fare amicizia. Mi piace stare da sola, ma uscire di tanto in tanto con qualche buon amico fa sempre piacere. La solitudine a volte pesa, altre volte no».

Quali sono gli autori che leggi? «Leggo molti manga, tra i miei autori preferiti ci sono, Inio Asano, Clamp, Chica Umino e Naoki Urasawa. Fuori dal Giappone amo molto i fumetti di Tony Sandoval, Teresa Radice e Stefano Turconi e Enrique Fernandez. Ma sono solo i primi nomi che mi vengono in mente, avrei liste infinite da farti».

Attualmente Siulvia sta leggendo «“L’assassinio del commendatore” romanzo di Murakami e ho sul comodino in attesa di essere iniziato il fumetto cinese “Soul guide” di Golo Zhao».

Come sei arrivata alla pubblicazione? «Ho cominciato il mio percorso vincendo il project contest di Lucca e la pubblicazione di una breve storia per edizioni BD. Fu una vera prova per me perché ero davvero inesperta e ho avuto diverse difficoltà. Successivamente ho disegnato “Salomè”, sceneggiato da Emilia Cinzia Perri ed edito da Kleinerflug. La pubblicazione con Bao Publishing é stata per me un nuovo salto. Come Altea, anche io ho esitato un po' prima di mandare quella mail, ma alla fine é andata bene. Ho avuto diverse difficoltà anche in questo caso, ma ce l’ho fatta». A cosa stai lavorando? «Al momento sto rispolverando un po' le idee. Ho delle storie ancora chiuse nel cassetto. Spero prima o poi di riuscire a farle uscire». —

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di Redazione web