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Omicidio Canozzi, la Cassazione: parte della sentenza va annullata

Gianni Parrini
Omicidio Canozzi, la Cassazione: parte della sentenza va annullata

I giudici della suprema corte si sono pronunciati sul ricorso di Florind Marini Secondo gli ermellini il sequestro va considerato aggravante e non reato a sé 

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MINUCCIANO. Omicidio Canozzi: il sequestro di persona va considerato come aggravante della rapina e non come reato a sé stante. Pertanto la pena va rivalutata. Ma il resto della sentenza – ovvero la condanna per omicidio – resta valido. In estrema sintesi è questo il giudizio della suprema corte di Cassazione, che nei giorni scorsi si è espressa in merito al ricorso presentato dai legali di Florind Marini, l’ultimo dei tre albanesi ritenuti responsabili dell’omicidio di i Ugo Canozzi, l’82enne ex poliziotto ucciso nella sua abitazione il 15 gennaio 2013. Nel dicembre 2016 l’imputato viene condannato con rito abbreviato dal gup del tribunale di Lucca a 16 anni e 8 mesi di reclusione per omicidio volontario aggravato, rapina aggravata e sequestro di persona (la pena è ridotta di un terzo per la scelta del rito). La condanna viene confermata nel maggio del 2018 dai giudici della corte d’Appello di Firenze.

Il legale dell’imputato, l’avvocato Gabriele Terranova del foro di Prato, presenta ricorso in Cassazione e gli “ermellini” si esprimono in questo modo: annullamento senza rinvio della sentenza impugnata limitatamente al sequestro di persona.

Entrando nello specifico i giudici qualificano “il reato di sequestro di persona come circostanza aggravante del delitto di rapina” e così annullano la sentenza impugnata limitatamente al sequestro per la rideterminazione della pena ad altra sezione della Corte di Assise di appello di Firenze. Il sequestro aveva inciso nel computo complessivo della pena a 16 e 8 mesi, solo per 8 mesi. Considerandolo aggravante e non più reato è probabile che Florin faccia qualche mese in meno di prigione. Di certo non la eviterà: la suprema corte, infatti, ha dichiarato esecutiva la condanna a 16 anni di reclusione (14 per l’omicidio gli altri 2 per rapina e aggravanti, ma il tutto va ridotto di un terzo) e al pagamento di 400mila euro.

Marini era il terzo membro della banda che la notte del 15 gennaio 2013 uccise Ugo Canozzi, 82enne, poliziotto in pensione che abitava da solo in una cosa colonica a Castagnole di Minucciano. Fu trovato morto nel suo letto legato mani e piedi, bendato e imbavagliato. Fu proprio quello straccio sopra la bocca a provocargli la morte per asfissia. Gli altri due membri della banda sono già stati condannati in via definitiva: Lorenc Marini a 28 anni di reclusione, Metushi Besnik a 11 anni. Le accuse erano di omicidio pluriaggravato, rapina pluriaggravata e sequestro di persona aggravato, anche se per Besnik (che svolgeva il ruolo di palo) è stata riconosciuta una diminuzione di pena per aver commesso un reato diverso da quello voluto. Marini, 30 anni, è stato processato successivamente perché, dopo essere stato arrestato in Albania nel 2013, è strato estradato solo 3 anni dopo. —

Gianni Parrini

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