Il Tirreno

Lucca

L’incipit: il primo capitolo 

La foto nella villa del 1400 e il selfie in spiaggia prima di essere uccisi

Giampaolo simi

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Giampaolo simi

Alle ore 20.17 del 13 luglio, tre mesi esatti prima di compiere 42 anni, Esther Bonarrigo pubblica su Instagram una foto in cui tiene fra le mani un libro. I capelli bruni appena ravviati dalla mano distratta di chi è profondamente assorto, è vestita di bianco avorio, a eccezione di una fusciacca di raso color tabacco. Il libro, la copertina si scorge bene, è La lunga strada di sabbia di Pier Paolo Pasolini. Esther Bonarrigo è seduta su una poltrona di vimini e su un tavolo, sempre di vimini, ci sono un calice di vino rosso, un cesto di rosmarino, un mazzo di calle. Sullo sfondo, un prato a perdita d’occhio su cui si intravedono figure a passeggio e alberi imponenti. È il parterre sconfinato della Falconaia, una delle ville costruite a partire dal 1400 nella campagna silenziosa a nord della città di Lucca, dove la pianura inizia a sollevarsi verso le alture delle Pizzorne. Costruite da ricchi mercanti lontano dagli sguardi indiscreti della città, ampliate da conti e da marchesi, sotto Napoleone come sotto Mussolini, hanno inglobato nel tempo casolari, cappelle e fortificazioni fino a essere rilevate da dinastie imprenditoriali. La Falconaia è un trapezio schiacciato di 12 ettari, con un muro di cinta lungo più di cinque chilometri. Il commento alla foto è in italiano e in inglese: «Adoro leggere al tramonto. Adoro Pasolini e adoro l’Italia piena di vita che racconta in questo libro meraviglioso». Esther è la moglie di Daniel Bonarrigo e la vestale dell’azienda di famiglia. L’azienda di famiglia conta 127 «Italian food&more» in tutto il mondo, piccoli locali dall’atmosfera informale definiti con orgogliosa nonchalance «trattorie», ma riuniti sotto l’altisonante marchio «Il Magnifico». Il profilo di Esther conta più di 800mila follower. Un’ora dopo i like sono più di 18mila.

Il 13 luglio, più o meno alla stessa ora, dodici giorni dopo aver compiuto trentuno anni, Jacopo Corti pubblica su Facebook un selfie assieme alla sua compagna Arianna. I due sono sulla spiaggia libera che si estende a sud di Viareggio, hanno i capelli bagnati e indossano T-shirt con un piccolo squalo argentato nel centro. Quella di Jacopo è blu, quella di Arianna è bianca, e i loro coloriti contrastano ancora di più: abbronzata lei, biondo e con minuscole lentiggini lui. È uno scatto leggermente mosso, non ha niente di studiato. Lei non è truccata, si nota l’alone chiaro degli occhiali da sole. Sul viso di Arianna c’è la promessa di un sorriso imminente, Jacopo invece si sforza di rimanere serio. Il testo del post dice: «Comunque vada, da quando siamo insieme nella mia vita è sempre estate. Arianna, sei unica e sei mia». Le prime due parole si riferiscono al fatto che da alcuni mesi Jacopo Corti, restauratore specializzato in pitture murali, ha perso il lavoro. Un’ora dopo il post conta quarantuno «mi piace» e una decina di commenti entusiasti. Il primo, un semplice cuore rosso, è di Arianna.

Esther Bonarrigo e Jacopo Corti verranno assassinati quella sera stessa. —



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