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il colloquio 

Pietrini: divulghiamo la nostra ricerca per vincere la guerra con le fake news

Pietrini: divulghiamo la nostra ricerca per vincere la guerra con le fake news

Il direttore di Imt spiega l’importanza di iniziative come Bright: «La nostra scuola è sempre più aperta alla città»

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«Divulgare la ricerca è il modo migliore per combattere le fake news e per dare informazioni corrette». Pietro Pietrini, direttore della scuola di Alti studi Imt ha le idee chiare sulla missione (o il dovere sociale, se si preferisce) che sta dietro a iniziative come Bright, la notte dei ricercatori che oggi permetterà di ciò che accade dietro le mura del complesso di San Francesco. Un luogo dove professori, ricercatori e dottorandi «hanno un solo confine: quello fra ciò che conosciamo e quello che ci è ignoto».

La filosofia di un evento come Bright, spiega Pietrini, ma anche di tanti altri appuntamenti che fanno dialogare la scuola con il territorio, parte da alcuni punti fermi: «Non esiste una ricerca i cui scopi non possano essere spiegati a chiunque. Il ricercatore è colui che riesce a raccontare a chiunque quello che fa e lo scopo del suo lavoro».

L’altro tabù da sfatare, spiega il direttore di Imt, è che «la ricerca sia qualcosa di elitario. Durante iniziative come Bright noi cerchiamo di far capire che si tratta soprattutto di passione. Un ricercatore deve essere creativo, deve avere una grande curiosità e non può mancare di una grande tolleranza alla frustrazione. I risultati di un esperimento possono non essere quelli attesi, ma un ricercatore deve capire perché accade questo. E alcune scoperte, come quella degli psicofarmaci, sono frutti proprio di esperimenti su farmaci contro la tubercolosi andati a finire male».

La ricerca e la scienza non sono però importanti soltanto per i risultati che ottengono, ma anche per il percorso che porta questi risultati. «È fondamentale lavorare in gruppo: non ci sono divisioni di nazionalità, lingua, colore della pelle. Fare rete - spiega il direttore - è fondamentale: la ricerca è sempre più sofisticata e richiede collaborazione fra persone che hanno una formazione diversa». E sta proprio qui una delle caratteristiche più importanti di Imt: «Favoriamo molto il dialogo interdisciplinare fra ricercatori e studiosi. E su questa base riusciamo a ottenere risultati importanti: in tre anni abbiamo ricevuto finanziamenti per un milione e mezzo proprio per progetti di attività integrate». Imt ha oggi 16 professori di ruolo e 10 ricercatori con la prospettiva di diventare associati. Gli studenti ammessi ogni anno sono una trentina (32 per l’ultimo corso), a fronte di circa 1.500 domande: «Siamo arrivati anche a 3.000 candidati - ricorda Petrini - poi abbiamo apportato correttivi per far diminuire questo numero. Considerate che ogni domanda viene esaminata e che all’intervista vengono ammesse circa 150 persone, fra le quali selezioniamo, senza alcuna considerazione di provenienza, religione, idee politiche, i nostri dottorandi. Di questi circa un terzo viene da fuori Italia, mentre i nostri connazionali arrivano da tutte le sedi universitarie. E devo dire che gli italiani sono davvero molto bravi, perché la formazione accademica è di alto livello». Il dottorato di Imt è stato portato a quattro anni, anzi “quattro meno uno”: «Lo studente può prendere il diploma in tre anni se segue progetti meno impegnativi e se ha offerte di lavoro extraccademiche. Il dottorato, infatti, è uno strumento di crescita critica dell’individuo, sia che continui la carriera accademica sia che vada a fare altro. Noi puntiamo molto sulla didattica al primo anno e poi diamo tre anni per la ricerca, perché la ricerca richiede tempo: non mettiamo fretta, oggi c’è una tendenza eccessiva a dare importanza agli indici bibliometrici (cioè la valutazione quantitativa degli articoli pubblicati, ndr)».

Infine, il rapporto con la città: «Ci teniamo molto - conclude Pietrini -. Abbiamo iniziative come Bright, ma non solo. E poi i corsi per le scuole, realizzati in collaborazione con il provveditorato guidato da Donatella Buonriposi: l’anno scorso hanno partecipato 1.000 ragazzi, su temi sensibili come razzismo, dipendenze e trappole della rete». —

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