Sicurezza
Migliorare la nostra società può essere un gioco da ragazzi
Ennio Bilancini, esperto di game theory, spiega tutte le possibili applicazioni del mondo ludico. E oggi ci si potrà divertire con l’acqua e gli stereotipi di genere
LUCCA. Datemi un gioco e cambierò il mondo, verrebbe da dire. Perché i giochi sono una cosa seria, serissima. Che possono aiutare a capire - e cambiare - i comportamenti individuali e sociali. E allora oggi, fra le tante iniziative di Bright, ci sarà spazio anche per mettersi attorno a un tavolo e giocare. Dietro a tutto questo c’è Ennio Bilancini, ordinario di economia a Imt e specialista della teoria dei giochi. Una disciplina che può avere tantissimi sbocchi e, soprattutto, un’influenza concreta sulla nostra vita di tutti i giorni.
«Innanzitutto - spiega Bilancini - questa teoria tratta il gioco come modello scientifico per studiare il comportamento strategico in vari campi, che si tratti del rapporto fra donna e uomo o di Stati in guerra fra loro».
C’è poi un altro versante: il gioco come sistema di regole completamente organizzato, che può essere utilizzato come strumento per la formazione, per la divulgazione della scienza, ma anche per il cambiamento sociale. «Ad esempio - spiega Bilancini - durante Bright faremo giocare a “Free to choose”, realizzato grazie ai finanziamenti dell’Unione europea, che affronta il tema della disparità di genere». In sostanza, il giocatore deve costruire il proprio futuro lavorativo in un ambiente nel quale gli stereotipi di genere sono in agguato.
Ma ci saranno anche altri giochi, più “vicini” all’esperienza lucchese, come Bluetube, che per iniziativa di Comune, Geal e Lucca Crea viene distribuito e giocato nelle scuole elementari per sensibilizzare al corretto utilizzo della risorsa idrica attraverso una serie di azioni, sia in classe che all’interno della famiglia. In questo caso l’attività ludica può essere utilizzata per “misurare” i comportamenti individuali: «Agli alunni - spiega infatti Bilancini - è stato dato un questionario prima di iniziare a giocare e poi un altro dopo il gioco. Anzi, è stato condotto come un esperimento con il “cieco”, cioè dando un questionario anche a chi non ha giocato». In questa maniera si potrà avere una misurazione di come il gioco abbia effettivamente influito su abitudini e comportamenti.
Visto che siamo a Lucca, il paradiso dei Comics, non si può poi non citare la “Game science winter school”, che sarà organizzata a inizio novembre da Imt, Lucca Comics e CMON Games. «L’intenzione - spiega Bilancini - è di formare una generazione di game designer che producano giochi di questo tipo. Per far questo abbiamo bisogno di diverse competenze, perché un conto è progettare un gioco utile per la formazione e il cambiamento sociale, un altro un gioco divertente. La scommessa di questa iniziativa è convincere industria e commercio che il gioco studiato in maniera scientifica offre grandi margini di miglioramento sociale. Anche a scuola: perché la seconda guerra mondiale deve essere studiata solo sui libri e non anche utilizzando giochi con questa ambientazione?». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
