Sicurezza
Da Leonardo alla stampa 3D: è il magico mondo dei materiali
Parla Marco Paggi, l’anima della manifestazione di oggi «Vi facciamo vedere il “lavoro sporco” dei ricercatori»
lucca. Mettere insieme Leonardo da Vinci, le cattedrali gotiche, le ossa del nostro corpo e la stampa in 3 dimensioni. Una “mission impossible” che sarà tentata oggi durante tutta la giornata di Bright, grazie al lavoro di Marco Paggi, responsabile per la ricerca di Imt e coordinatore di Bright, ma prima di tutto professore ordinario di scienza delle costruzioni.
La giornata di Paggi sarà impegnativa, fin dalle 10: a quell’ora infatti parlerà davanti agli studenti delle scuole superiori lucchesi di “Architettura, ingeneria, materiali innovativi: visti attraverso il dialogo tra forma e resistenza”.
Un argomento ostico, ma soltanto a prima vista. «Innanzitutto – spiega il professore – si tratta di un incontro aperto a tutte le scuole, di qualsiasi indirizzo. Parlando del tema, il rapporto tra forma e resistenza è un classico delle scienze delle costruzioni. Si può risalire a Leonardo, del quale quest’anno cadono i 500 anni dalla morte, con i suoi studi della resistenza dei fili. Ma si pensi poi all’architettura delle chiese gotiche, e alla scelta dell’arco a sesto acuto: non si tratta solo di estetica, ma dietro c’è un preciso motivo legato alla resistenza dell’edificio, che possiamo mostrare con la grafica, senza ricorrere alle equazioni».
Il senso di tutto sta in quel “dietro”: la scienza “nascosta” dietro quello che vediamo, la capacità – dice Paggi – di «vedere la realtà con uno sguardo più profondo». Insomma, la curiosità come molla essenziale della scienza e della ricerca: in poche parole, l’obiettivo stesso di Bright. Che non si fermerà certo al genio di Vinci o al gotico: «L’architettura – ricorda Paggi – è molto legata alla scienza dei materiali. Che riguarda anche la vita: basti pensare alla struttura delle ossa, organizzata non casualmente ma in modo di avere la maggior resistenza possibile lungo le linee di trazione. Lo studio di tutto questo ci consente di creare delle forme ispirate alla natura. Sviluppando poi algoritmi che ottimizzino determinate caratteristiche (ad esempio il peso e quindi la densità) si arriva a toccare il campo della stampa in 3D».
Un viaggio vorticoso, dall’uomo di Vitruvio all’industria 4.0, le cui tappe saranno in parte percorribili non soltanto durante la conferenza di Paggi ma anche grazie alle visite ai laboratori di Imt: «Un mio professore al Politecnico di Torino – ricorda Paggi – invitava ad “aprire i laboratori ai bambini fin da piccoli”. Noi proviamo a farlo, con quattro laboratori che mostrino ai ragazzi e a tutta la città quello che facciamo qua dentro. È importante che i ricercatori facciano vedere il loro “lavoro sporco”, che si trasforma in un’opportunità di lavoro per altre persone e per il territorio».
Paggi non nasconde che dietro Bright c’è non solo una complessa macchina organizzativa, ma anche un terreno poco conosciuto da professori e ricercatori: «Personalmente fatico di più a divulgare che a fare ricerca. Ma ci dobbiamo sforzare tutti di farlo, abbiamo una responsabilità sociale. Soprattutto in un periodo come questo nel quale i professori universitari vengono stimati assai poco. Dobbiamo soprattutto spiegare il metodo scientifico, contestare l’esperienza con un approccio critico. Prendiamo la bellezza delle bolle di sapone: dobbiamo chiederci perché hanno quella forma e come possono variare cambiando i parametri. Dobbiamo insegnare a usare il cervello. Per questo puntiamo sul rapporto con gli istituti superiori del territorio e prossimamente andremo anche direttamente nelle scuole».
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