Sicurezza
L’imprenditore filosofo che faceva l’avvocato e ora ama James Joyce
LUCCA. Sessant’anni portati bene, ex avvocato oggi scrittore, Fabirizio Betti è il demiurgo di Pinturicchio. «Fabrizio non aspetta il cambiamento, lo crea», commenta un negoziante del centro. Betti ha ereditato le attività di famiglia alla morte del padre e dello zio e ora si divide l’onore-onere di gestire gli affari assieme alla sorella e ai cugini. Affari che spaziano dal settore immobiliare a quello dei servizi, passando dalla Cires, la società altopascese leader nel settore dei poliuretani espansi, ovvero della gommapiuma. Ama i libri e ogni anno durante le sue trasferte a Zurigo si ferma al Friedhof Fluntern per baciare la tomba di Joyce.
L’evento che ha segnato la sua esistenza avviene il 13 agosto 2013. «È il giorno in cui sono morto – racconta – Ero in bicicletta, a Guamo, sulla via di Sottomonte: ho avuto un arresto cardiaco e sono rimasto inerme sulla strada. Alle 18 di un pomeriggio di metà agosto chi volete che passi dalla Sottomonte? Nessuno, verrebbe da dire. E invece ho avuto fortuna: delle tre persone che mi hanno trovato uno era della Croce rossa, uno delle Croce bianca e il terzo era Andrea Carobbi, chirurgo del San Luca. Mi hanno portato a Cisanello, dove sono rimasto in coma 11 giorni. Quando mi sono svegliato non sapevo né leggere né scrivere, non riconoscevo mia moglie e i miei figli. Sono dovuto ripartire da dall’abc». Ovvero dalle lettere di quell’alfabeto che, poco a poco, ha rimesso in fila fino a tirarne fuori cinque libri. —
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