Il Tirreno

Lucca

il caso di stagione 

Funghi: il pericolo corre sulla rete tra consigli e vendite senza controllo

Luigi Spinosi
Funghi: il pericolo corre sulla rete tra consigli e vendite senza controllo

L’Ispettore micologico dell Asl: «Venite ai nostri sportelli, dall’inizio della raccolta si sono avute già un paio di intossicazioni»

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Funghi, il pericolo corrono sul web. In molte forme. La più sorprendente emerge in questi giorni particolarmente favorevoli alla raccolta: navigando sui siti di commercio su Internet, accanto a quelli di chi vende la credenza di nonna o la vecchia auto, sono sempre più numerose le foto di porcini, in vendita, per cifre che oscillano dai 15 ai 22 euro al chilo. Ma è legale? E, soprattutto, è sicuro? Si può – anche per un prodotto del genere – ricorrere al cosiddetto e-commerce? «Per vendere alimenti serve un’autorizzazione – risponde Francesco Verdigi dell’ispettorato micologico dell’Asl – bisogna aver frequentato i nostri corsi ed essere iscritti al Suap e la commestibilità deve essere certificata dall’ispettorato micologico». Chi non ha gli attestati per il riconoscimento dei funghi non può venderli, sia che lo faccia in via virtuale, sia che lo faccia direttamente. O si sono seguiti i corsi e ci si è dotati di autorizzazione alla vendita, o i funghi che troviamo ce li mangiamo noi (o li regaliamo, se gli altri si fidano). L’unica eccezione è quando a comprarli è una persona abilitata al riconoscimento: il caso classico è quello del cercatore che li vende al ristoratore («Purché sia il ristoratore ad avere le autorizzazioni necessarie»). Ma a volte non basta nemmeno l’autorizzazione: per esempio la legge regionale vieta la vendita di funghi itinerante. Questo vuol dire che sui classici furgoncini dell’ortofrutta che troviamo ai bordi delle strade non possono essere commercializzati porcini o simili, anche se il titolare del banco fosse dotato di autorizzazione. La ragione è logica: gli ispettori micologici devono essere in grado di sapere dove andare a fare eventuali verifiche. E puoi farle in un negozio, in un banco al mercato: ma un venditore itinerante dove lo vai a cercare? «In questi casi – continua Verdigi – interveniamo con le autorità e i funghi vengono sequestrati».

Per chi non rispetta le regole scattano le sanzioni, anche pesanti, «e di controlli ne facciamo molti, con i Nas, con i carabinieri forestali – prosegue il micologo – ma dal mio punto di vista l’aspetto che mi sta a cuore non è quello fiscale, ma quello sanitario».

Sì, perché tra “amici che se ne intendono”, foto sui libri o metodi empirici di nessun valore per determinarne la commestibilità, è un attimo procurarsi un mal di pancia, o molto peggio. «La regola è quella di raccogliere solo ciò che si conosce e di cui si è sicuri – spiega Francesco Verdigi – nel dubbio in periodi come questo l’Asl ha sportelli per il riconoscimento sul tutto il territorio. Basta andare lì, è tutto gratuito. E solo l’ispettore micologico può determinare la commestibilità o meno di un fungo. Non il vicino di casa».

Non il vicino di casa, ma nemmeno “l’esperto” via computer, e in questo senso davvero il pericolo corre sul web, visti i giudizi a dir poco imprudenti espressi sulla base di una semplice immagine che capita di incontrare sui social. «Una foto – riprende Verdigi – non basta. Per determinare con sicurezza un fungo vi sono elementi (odore, dimensione, viraggio e così via), che non arrivano da un’immagine». E l’errore, potenzialmente fatale, è dietro l’angolo. E un caso ad alto rischio si conferma la mazza da tamburo, alias macrolepiota procera, un fungo ottimo, ma che un non esperto può scambiare con funghi che è bene non ingerire: «Nonostante la stagione sia iniziata da poco – chiude Verdigi – nella nostra Asl abbiamo già avuto due ricoveri per intossicazione da fungo, uno di questi provocato da una tossica lepiota rhacodes che era stata scambiata per una mazza da tamburo. Noi siamo reperibili sempre dall’Asl, anche in orario notturno, per casi di intossicazione da funghi. Ma invece di incontrare il micologo in ospedale, non è meglio vederlo prima di mangiare i funghi?». —
 

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