Il Tirreno

Lucca

il nuovo progetto 

Agrifutura, arte (e natura) contemporanea Al Carmine una ventata di giovani idee

Federica Scintu
Agrifutura, arte (e natura) contemporanea Al Carmine una ventata di giovani idee

La mostra con installazioni di Benedetta Mori e Pascale Giorgi (curata da Spazio Lum) nel chiostro e negli ex negozi

2 MINUTI DI LETTURA







Un elogio della natura, l'esaltazione della frutta e della verdura che “si ribellano” a chi le vorrebbe raccontare immobili, morte, su un tavolo. È questo il messaggio che vuole lanciare Agrifutura, mostra di arte contemporanea (anzi di natura-contemporanea) che per un mese, dal 27 settembre, sarà allestita al mercato del Carmine. Una location non certo casuale visto il tema della mostra: il suggestivo chiostro e i fondi che per decenni hanno ospitato i banchi carichi di ortaggi ma che da tempo sono vuoti e quasi del tutto inutilizzati tornano alla vita anche grazie alle nove opere-installazioni realizzate da due giovani artiste: la lucchese Benedetta Mori, 28 anni, laureata in relazioni internazionali ma da sempre attratta dal mondo artistico e Pascale Giorgi, 27 anni, italo-australiana che vive tra Perth e la nostra città. A queste opere si aggiungono poi due performance teatrali che saranno messe in scena sempre all'interno dell'area del mercato.

A organizzare esposizione e spettacoli è Spazio Lum, associazione presieduta da Nicol Claroni. «Si tratta di una mostra di arte contemporanea che prevede installazioni multimediali composte da elementi video e audio ma anche da sculture in legno – spiegano Claroni e Mori – La mostra sarà allestita nel chiostro del Carmine ma abbiamo anche a disposizione due fondi, “l'ex Pintus” e quello della polleria. Abbiamo scelto il mercato storico di Lucca perché era lo spazio perfetto per il tema della mostra. Fra i sostenitori di Agrifutura ci sono anche Cartasia e quindi Lucca Biennale che ha fornito l'allestimento, Bonci, System Project e Trasando».

L'obiettivo delle due artiste è passare dalla natura morta al dare voce al frutto. “Cos'è che il seme vuole comunicare? - si sono domandate Mori e Giorgi – in questa mostra la frutta può finalmente esprimere quello che avrebbe sempre voluto dire mentre ha sempre fatto la natura morta». Una sorta di ribellione che che porta frutta e ortaggi a diventare parte attiva dell'arte «nel desiderio di sovvertire la definizione aristotelica dell'uomo come unico animale politico». «Con questa installazione – continua Mori – si vuole dimostrare che anche le piante hanno qualcosa da dire. Le piante sono oggetto politicizzato e soggetto politico. Le vicende degli esseri umani e delle piante si intersecano e talvolta si rinforzano mutualmente anche se le piante hanno compreso i vantaggi di avere uomini e animali dalla loro parte molto tempo fa. Basti pensare alla bellezza e al profumo dei fiori per realizzare come riescano con successo a manipolarci, a spingerci ad ammirarle e agevolarne la riproduzione». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web