Gioco
Agrifutura, arte (e natura) contemporanea Al Carmine una ventata di giovani idee
La mostra con installazioni di Benedetta Mori e Pascale Giorgi (curata da Spazio Lum) nel chiostro e negli ex negozi
Un elogio della natura, l'esaltazione della frutta e della verdura che “si ribellano” a chi le vorrebbe raccontare immobili, morte, su un tavolo. È questo il messaggio che vuole lanciare Agrifutura, mostra di arte contemporanea (anzi di natura-contemporanea) che per un mese, dal 27 settembre, sarà allestita al mercato del Carmine. Una location non certo casuale visto il tema della mostra: il suggestivo chiostro e i fondi che per decenni hanno ospitato i banchi carichi di ortaggi ma che da tempo sono vuoti e quasi del tutto inutilizzati tornano alla vita anche grazie alle nove opere-installazioni realizzate da due giovani artiste: la lucchese Benedetta Mori, 28 anni, laureata in relazioni internazionali ma da sempre attratta dal mondo artistico e Pascale Giorgi, 27 anni, italo-australiana che vive tra Perth e la nostra città. A queste opere si aggiungono poi due performance teatrali che saranno messe in scena sempre all'interno dell'area del mercato.
A organizzare esposizione e spettacoli è Spazio Lum, associazione presieduta da Nicol Claroni. «Si tratta di una mostra di arte contemporanea che prevede installazioni multimediali composte da elementi video e audio ma anche da sculture in legno – spiegano Claroni e Mori – La mostra sarà allestita nel chiostro del Carmine ma abbiamo anche a disposizione due fondi, “l'ex Pintus” e quello della polleria. Abbiamo scelto il mercato storico di Lucca perché era lo spazio perfetto per il tema della mostra. Fra i sostenitori di Agrifutura ci sono anche Cartasia e quindi Lucca Biennale che ha fornito l'allestimento, Bonci, System Project e Trasando».
L'obiettivo delle due artiste è passare dalla natura morta al dare voce al frutto. “Cos'è che il seme vuole comunicare? - si sono domandate Mori e Giorgi – in questa mostra la frutta può finalmente esprimere quello che avrebbe sempre voluto dire mentre ha sempre fatto la natura morta». Una sorta di ribellione che che porta frutta e ortaggi a diventare parte attiva dell'arte «nel desiderio di sovvertire la definizione aristotelica dell'uomo come unico animale politico». «Con questa installazione – continua Mori – si vuole dimostrare che anche le piante hanno qualcosa da dire. Le piante sono oggetto politicizzato e soggetto politico. Le vicende degli esseri umani e delle piante si intersecano e talvolta si rinforzano mutualmente anche se le piante hanno compreso i vantaggi di avere uomini e animali dalla loro parte molto tempo fa. Basti pensare alla bellezza e al profumo dei fiori per realizzare come riescano con successo a manipolarci, a spingerci ad ammirarle e agevolarne la riproduzione». —
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