Sicurezza
Il lavoro c’è ma non dura Nuovi assunti tutti precari
Record di avviamenti: sono 27.730 ma Il 93,5% dei rapporti è a scadenza. Crescono i settori legati al turismo: alberghiero, ristorazione, commercio
LUCCA. Tanti contratti ma tutti precari. È una fotografia in chiaro scuro quella che emerge analizzando i dati del secondo trimestre 2019 (aprile, maggio e giugno) in provincia di Lucca, relativi al mercato occupazionale.
Partiamo dalle note liete, ovvero il numero degli avviamenti: sono 27.730 le persone che trovato un lavoro secondo i dati comunicati ai Centri per l’impiego. Si tratta del dato più elevato da almeno cinque anni a queste parte (le statistiche si fermano al 2014). Si conferma il trend in crescita degli ultimi anni: nel 2014 gli avviamenti furono 22.016; nel 2015 23.573; nel 2016 21.433; nel 2017 27.422, nel 2018 27.651. Rispetto a cinque anni fa l’incremento è di oltre il 20%, mentre rispetto all’annualità precedente siamo a un più misero 0,3%. La ripresa, dunque, c’è stata rispetto agli anni bui della crisi ma ora sta rallentando. Occorre fare una precisazione: si prendono in esame i dati del secondo trimestre, sia perché sono gli ultimi rilevati sia perché sono anche i più ricchi e quindi significativi in termini di assunzioni nell’arco dell’anno. Il motivo è semplice: il periodo aprile-maggio-giugno è solitamente quello in cui ricadono la maggior parte dei contratti stagionali. E qui veniamo all’altro elemento evidenziato dai dati, ovvero che i settori legati all’economia del turismo sono quelli che hanno dati i risultati maggiori. Il settore Alberghi e ristoranti è quello che ha fatto registrare il maggior numero di assunzioni (34%), seguito dal Commercio (9%). Ci sono anche Servizi alle imprese (10%), Pubblica istruzione (10%) e Attività manifatturiere.
In questo scenario, ovviamente la Versilia ha fatto la parte del leone: il 57% delle assunzioni sono state comunicate al Centro impiego di Viareggio, il 36% a Lucca e il 6% in Valle. Rispetto allo scorso anno la quota di Lucca sul totale è leggermente calata mentre quella di Viareggio è lievemente aumentata, conseguenza della crescita del settore Alberghi e ristoranti (+3%).
L’altro grande tema è quello legato alla “precarizzazione” del lavoro, un fenomeno che non accenna a placarsi nonostante gli ultimi interventi legislativi (decreto Dignità) avessero proprio questa finalità. Che a quanto risulta è stata disattesa. Dei 27.730 nuovi contratti avviati nel trimestre, solo il 6,5% sono a tempo indeterminato. I restanti 93,5% appartengono a svariate tipologie contrattuali. Tutte diverse ma accomunate da un elemento: nel momento in cui il lavoratore firma sa già qual è la data di scadenza del suo impiego. Il 56% sono contratti a tempo determinato nudi e crudi, il 13% è rappresentato dai cosiddetti contratti intermittenti, diffusi soprattutto nel settore per addetti al centralino, guardiani, receptionist e quant’altro che continuano il loro incremento iniziato dopo l’abolizione dei voucher. Si tratta di una formula molto usata, per la quale un dipendente con contratto a tempo determinato o indeterminato si rende disponibile a rispondere alla "chiamata" del datore di lavoro per lo svolgimento di prestazioni a carattere occasionale e discontinuo. C’è poi il lavoro in somministrazione, ovvero quello trovato attraverso le agenzie di lavoro che assumono direttamente il personale e poi lo “prestano” alle aziende che ne fanno richiesta. La percentuale degli indeterminati era salita nel primo trimestre dell’anno a 10,7% ma adesso è di nuovo scesa, complice il boom degli stagionali. —
Gianni Parrini
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