Il Tirreno

Lucca

Madre morta in casa per mesi, chiesto il processo per la figlia

L.T.
Madre morta in casa per mesi, chiesto il processo per la figlia

Accusata di occultamento di cadavere e truffa all’Inps per aver tenuto in camera  il corpo mummificato  della mamma ultraottantenne

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LUCCA. A meno di sei mesi dal ritrovamento del cadavere mummificato di Gisella Camilli, 83 anni, residente in una casa a Tereglio, il sostituto procuratore Piero Capizzoto chiude l’inchiesta e chiede il rinvio a giudizio per la figlia dell’anziana: Daniela Giampaoli, 56 anni, nullafacente. La donna, che viveva assieme alla madre, è accusata per occultamento di cadavere e truffa ai danni dell’Inps. Perché, stando all’accusa e ai riscontri degli investigatori, per alcuni mesi l’indagata avrebbe riscosso la misera pensione della madre avendo la delega per riscuotere il sussidio. Quel denaro che non le sarebbe spettato, d’altronde, era la sua unica fonte di sostentamento e di reddito.

IL DRAMMA

La macabra scoperta era avvenuta a fine marzo. Da settimane alcuni parenti provavano inutilmente a mettersi in contatto con lei. E alla fine avevano deciso di rivolgersi ai carabinieri che si erano presentati nell’abitazione in Val Fegana, affacciata sulla via Ducale nel tratto che da Fornoli porta a Tereglio, trovando il cadavere mummificato di Gisella Camilli in camera da letto. Braccia conserte, coperta da un lenzuolo e in avanzato stato di decomposizione. Nell’abitazione, al di là dell’odore nauseabondo, il disordine regnava sovrano e le condizioni igieniche non erano delle migliori. Unica persona a vivere con la madre era la figlia Daniela. Le due donne, che precedentemente vivevano in albergo, si erano trasferite in quella casa nella disponibilità del fratello della defunta andatosene da un parente. L’autopsia, disposta dal magistrato, aveva subito escluso la morte violenta della pensionata che da tempo era gravemente ammalata e che era deceduta per cause naturali. Dai primi riscontri il fine vita era avvenuto dai 90 ai 180 giorni precedenti al ritrovamento dei poveri resti.

INDIGENZA

Per l’accusa Daniela Giampaoli, che viveva in uno stato d’indigenza, aveva deciso di non rivelare la morte della madre e riscuoterne la pensione visto che era munita di delega e che quella era l’unica fonte di reddito. —

L.T.

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