Il Tirreno

Lucca

LO SFOGO DEL VESCOVO  

Le lettere anonime riconducibili ad alcuni fedeli

Le lettere anonime riconducibili ad alcuni fedeli

Nessuna minaccia o messaggio di un mitomane, ma lo sfogo di persone irritate dalla presenza di un prete accusato di pedofilia  

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Nessuna minaccia più o meno velata, nessun mitomane che vuole screditare l’autorità ecclesiastica, nessun messaggio che possa in qualche modo destare allarme sociale e allertare forze dell’ordine e autorità giudiziaria. Le lettere anonime che hanno irritato e non poco l’arcivescovo Paolo Giulietti sono riconducibili a questioni interne e malumori da parte dei fedeli su situazioni pregresse avvenute quando il presule era ancora vescovo a Perugia. Questioni risalenti all’estate 2018 e legate ad un sacerdote finito ai domiciliari a casa di parenti in Lucchesia con l’accusa di pedofilia per un episodio avvenuto in un’altra provincia. Una vicenda che aveva provocato l’indignazione della maggior parte degli abitanti dell’intera frazione. E qualcuno aveva chiesto un intervento forte della chiesa locale per «allontanare il prete dello scandalo».

Polizia e carabinieri - allarmati dopo aver letto la notizia e sentito l’alto prelato pronunciare parole esplicite durante il Pontificale del 14 settembre nella cattedrale di San Martino - hanno effettuato con discrezione i necessari accertamenti. E alla fine hanno potuto tirare un respiro di sollievo: non c’è alcun risvolto di natura penale.

«Mi hanno mandato alcune lettere anonime e la cosa non mi piace». Aveva detto monsignor Giulietti alla cronista che chiedeva spiegazioni sul messaggio esplicito lanciato dal pulpito della Cattedrale di San Martino in occasione del Solenne Pontificale nel giorno dell’Esaltazione della Santa Croce. Ai fedeli aveva chiesto di mettere fine alle campagne d’odio e alla cultura del sospetto ritrovando la fede nell’altro e abbandonando la cultura della mormorazione. L’arcivescovo, dalle sue parole, non lasciava intendere di che tipo di lettere si trattasse e quante ne avesse ricevute finora e neppure se fossero arrivate per posta o se qualcuno le avesse lasciate sotto ad un portone in Arcivescovado o in una cassette delle lettere. Non si capiva se era lui sotto attacco per il suo operato oppure se si trattasse di questioni interne alla Curia. Adesso è tutto chiarito. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa