Sicurezza
«Denunciare costa troppo, capisco la donna picchiata»
Solidarietà alla 43enne di Sant’Anna da un’altra donna, anche lei aggredita all’inizio di quest’anno: «Ho chiesto dei soldi per pagare l’avvocato»
LUCCA. «Le denunce costano, e parecchio! È ingiusto che il gratuito patrocinio spetti solo a chi è praticamente nullatenente. Anche per questo le persone non denunciano perché poi inizia un altro calvario, quello economico, che è a carico della vittima». A parlare è una donna del Capannorese (ndr: non rendiamo noto il nome per tutelare lei e il figlio) che all’inizio di quest’anno ha subito un’aggressione mentre si trovava in auto insieme al figlio.Un’aggressione da parte di un uomo che con un bastone le ha sfondato il lunotto della sua macchina. A scatenare la sua ira sarebbe stata la richiesta da parte della donna di rimuovere gli escrementi lasciati dal suo gregge.
La vittima dell’aggressione ha fatto denuncia ed è da qui comincia la seconda parte della storia. Perché oltre al danno c’è anche la beffa. «Ho deciso di espormi per esprimere vicinanza e solidarietà alla donna aggredita nel parco di via Matteotti a Sant’Anna - dice - e concordo con lei sul fatto che la vittima sia quella che si ritrova sulle spalle le spese legali, mediche, l’assistenza psicologica, il trauma e le minacce che incombono per anni dato che spesso gli aggressori realizzano che a loro in sostanza non capita nulla e quindi perpetrano comportamenti violenti e ritorsioni. Io, pur non essendo nullatenente non posso permettermi di fare denuncia. Per prendere l’avvocato mi sono dovuta far prestare i soldi, le spese per lo psicologo per mio figlio sono a carico mio. Per fortuna non abbiamo avuto conseguenze fisiche gravi ma comunque non si può avere paura di fare la denuncia. Mi piacerebbe che la donna aggredita a Sant’Anna mi contattasse e magari insieme potremmo provare a far nascere qualcosa a tutela di chi fa denuncia. Pensavo di parlarne anche con l’associazione Luna per vedere se si può fare qualcosa in questo senso».
Un messaggio di vicinanza da una parte e dall’altra la denuncia di un sistema legale che penalizza, secondo la donna, proprio la vittima che oltretutto per difendere i propri diritti ha bisogno di fare degli ulteriori sforzi di tipo economico. Che non è detto che possa fare.
«Io avevo già denunciato questa persona per minaccia aggravata nel 2015 sopportando le relative spese legali e subendo anche un’ispezione urbanistica che poi non ha riscontrato nulla di anomalo - racconta la donna - quindi spese, controlli a carico della vittima, in quel caso nessuna solidarietà da parte dell’amministrazione comunale né da altre autorità preposte. Poi mi sono ritrovata a subire l’aggressione da parte della stessa persona che avevo denunciato anche nel 2019. Purtroppo dispiace constatare che spesso a pagare sono le vittime che denunciano i soprusi subiti, le prepotenze del bullo di quartiere, le presunte violazioni di normative e le aggressioni. Questo secondo me spiega - conclude la donna - perché la gente non denuncia: perché talvolta si innesca un calvario peggiore dell’aggressione subita. Forse, maggiori controlli assieme a una maggiore tutela per chi denuncia impedirebbero reazioni violente da parte di chi si fa forte del fatto che tanto non gli capita nulla visto che le vittime hanno paura delle spese legali ingenti». —
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