Sicurezza
Processione, i lumini hi-tech dividono: tempi brevi per la decisione sul futuro
Il Comitato riunito entro due settimane. Molte luci spente per la difficoltà nell’eseguire un “secondo passaggio”
LUCCA. I lumini a led anziché a cera dividono i lucchesi il giorno dopo la processione di Santa Croce. Bisognerà comunque aspettare non molto per capire se la sperimentazione di quest’anno, portata avanti sulla facciata di San Frediano e del teatro del Giglio (oltre che in alcune “stecche” in incognito lungo il percorso), avrà un seguito e si amplierà anche ad altri edifici.. Il Comitato per la Santa Croce - che di fatto riunisce in un unico organismo il Comune e la Curia - si riunirà nel giro di un paio di settimane, per valutare gli aspetti positivi negativi e quelli negativi emersi nella serata di venerdì.
Nella prima categoria c’è il fatto che i lumini hi-tech hanno funzionato regolarmente e che, secondo molti (anche all’interno delle istituzioni), l’effetto complessivo è considerato simile a quelli con la cera.
Sull’altro piatto della bilancia una certa mancanza di luminosità, che è apparsa abbastanza chiara soprattutto sull’imponente facciata del teatro del Giglio.
Ma c’è un terzo fattore che potrebbe far pendere la bilancia a favore della tecnologia applicata alla Luminara. Il fatto che durante la processione da San Frediano a San Martino molti dei lumini a cera fossero spenti. Lo hanno notato in tanti, e lo ha accennato anche l’arcivescovo Paolo Giulietti durante la funzione in Cattedrale.
Un problema che sarebbe dovuto alla difficoltà della ditta che ha vinto l’appalto del Comune (la “Fratelli Di Meo” di Caserta, che si occupa anche della festa di San Ranieri a Pisa) a effettuare il cosiddetto “secondo passaggio”. In sostanza, le luci sono state accese con ampio margine, ma quando gli operai sono ripassati per risolvere eventuali spegnimenti si sono trovati a fare i conti con le strade piene di gente: una situazione che ha reso molto difficile, se non impossibile, utilizzare in sicurezza le piattaforme meccaniche.
Si tratta di un problema - fanno presente dal Comune - che non si pone con le luci a led, che possono essere accese molte ore prima senza correre il rischio di spegnimento a causa di vento o di pioggia.
Come accennato, il dibattito sulla qualità dell’illuminazione a led è comunque vivace. E lo dimostrano anche i commenti sul tema ricevuti sulla nostra pagina Facebook, che si dividono praticamente a metà fra innovatori e tradizionalisti.
Alcuni punti anche di carattere pratico vengono messi in evidenza da Federico Barca: «Non si deve solo pensare alla bellezza, ma anche (talvolta purtroppo) alla funzionalità. Con i ceri serve un servizio di sicurezza, comprensivo di pompieri, molto particolare (le norme per gli eventi, dopo i fatti di Torino sono molto più "dure" e richiedono più attenzione e vigilanza). Sono avvenuti anche alcuni incidenti nel passato, con cera che colava. Detto questo penso che basta trovare la giusta risposta. Se facevano poca luce (dalle foto non sembra), basta trovarne di migliori».
Diversa la posizione di Fabrizio Ginesi: «I lumini a cera durano per quello che li paghi. Ci sono lumini che durano quante ore vuoi. Almeno una volta l' anno che si facciano le cose belle di una volta costi quello che costi e andranno nel mondo come un ricordo unico per i turisti e per i lucchesi che non vivono più a Lucca». —
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