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Lucca

La Ragghianti guarda oltre i confini «Puntiamo su collaborazioni e ricerca»

La Ragghianti guarda oltre i confini «Puntiamo su collaborazioni e ricerca»

La Fondazione si prepara alla mostra su Bellotto con il più importante quadro realizzato su Lucca

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VENEZIA. Fra i legni della Fondazione Cini, sull’isola di San Giorgio a Venezia, è il presidente Alberto Fontana a tracciare la linea di sviluppo della Fondazione Ragghianti, partendo dalla mostra “Bernardo Bellotto 1740. Viaggio in Toscana”, che sarà in San Micheletto dal 12 ottobre: «Abbiamo fatto uno sforzo per allargare l’orizzonte, ottenendo prestiti da grandi realtà istituzionali. Auspico che questo sia un primo passo di un incontro fra la nostra fondazione e la Fondazione Cini, ma anche fra Lucca e Venezia, che hanno un percorso culturale molto simile».

Collaborazioni, progetti comuni, sguardo al di là dell’orizzonte. Questo è il futuro della Fondazione Ragghianti, che però rimane prima di tutto una realtà legata a doppio filo alla ricerca sulla storia dell’arte: «Quando abbiamo pensato di riportare a Lucca dall’Inghilterra dopo 200 anni il capolavoro di Bellotto su San Martino, abbiamo cominciato ad analizzare il suo primo viaggio fuori dalla repubblica veneta, in Toscana. È stata un’analisi rigorosa e questa è una mostra che porta scoperte inedite sul maestro veneziano».

Concetti ribaditi dal direttore della Fondazione, Paolo Bolpagni: «Ogni mostra è frutto di un lungo lavoro di riflessione, non possiamo e non dobbiamo fare qualsiasi mostra, visto che deve essere strettamente legata alla ricerca. Fare una mostra non è solo esporre belle opere, ma far sì che attraverso l’esposizione si sviluppi nuovo modo di vederle. Il che non vuol dire fare qualcosa di destinato a pubblico di eletti o addetti a lavori, sfida è rendere percepibili le scoperte al grande pubblico».

L’esposizione che aprirà tra un mese e che sarà visitabile fino al 6 gennaio è - secondo Bolpagni - «importante per gli studi su Bellotto, ma anche per la nostra Fondazione e per la città, visto che il dipinto della Cattedrale il più importante dipinto della storia che abbia al centro Lucca. È, insomma, un’opera identitaria, che non tornava a Lucca da più di due secoli».

Insieme al quadro ci saranno i disegni preparatori, su San Martino e su Santa Maria Forisportam, che consentiranno, insieme a una serie di fotografie ad hoc, di fare il confronto su quanto e come sia cambiata la città dal Settecento a oggi. A questo proposito, come ha spiegato la curatrice della mostra Bożena Anna Kowalczyk, uno degli aspetti più interessanti è lo schizzo che Bellotto fece dell’abside di San Martino, dove oggi c’è piazzale Arrigoni. Anzi gli schizzi, visto che il pittore scelse due punti di vista, uno a sinistra e uno a destra del tunnel che collegava la Cattedrale all’Arcivescovado e che fu poi demolito a inizio Novecento. Per realizzare il primo dei due disegni utilizzò una finestra ancora esistente del palazzo vescovile mentre per l’altro, con tutta probabilità, dovette addirittura salire su un tetto. —

Altro servizio a pag. 17
 

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