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L’allarme del presidente Grossi «Produzione industriale in calo»

L’allarme del presidente Grossi «Produzione industriale in calo»

Si salvano solo il settore alimentare di Lucca e la metalmeccanica di Pistoia «Il cuneo fiscale e contributivo e le infrastrutture sono determinanti»

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lucca. «Lo diciamo da tempo: stiamo attenti perché sul manifatturiero sta per arrivare una gelata. E la gelata è arrivata, più grave a livello nazionale e un po’ meno nel nostro territorio, ma anche da noi la situazione comincia a farsi allarmante». Così Giulio Grossi, presidente di Confindustria Toscana Nord, commenta i dati sulla produzione nazionale e del territorio di riferimento dell’associazione. I dati raccolti ed elaborati dal Centro Studi di Confindustria Toscana Nord segnalano per il secondo trimestre 2019 un andamento tendenziale negativo della produzione industriale manifatturiera di Lucca, Pistoia e Prato, -1,1%, a fronte del dato nazionale che segna -2,2%. L'andamento negativo a livello nazionale è confermato anche per luglio (l'aggiornamento Istat è di martedì 10 settembre), che registra per il manifatturiero un -1,3% sullo stesso mese del 2018. Fra i settori più rilevanti a livello del territorio di Confindustria Toscana Nord, le uniche eccezioni nettamente positive sono costituite dalla metalmeccanica di Pistoia, che col suo +8,2% rispetto al corrispondente trimestre 2018 porta il totale della produzione manifatturiera provinciale in territorio positivo (+1,6%), e l’alimentare di Lucca, che segna un buon +8,4% che non basta però, insieme ai pochi risicati segni più di chimica-plastica, metallurgia, carta-cartotecnica (quest'ultima +0,4% a Lucca, +1% nella totalità del territorio di Confindustria Toscana Nord), a riequilibrare i segni meno degli altri settori, arrivando a un totale della produzione lucchese di -0,8%. Più complessa la situazione di Prato, dove nessun settore porta il segno più (solo i produttori di tessuti non sono molto lontani, con il loro -0,6%) e il risultato finale segna -3,4% rispetto al corrispondente trimestre 2018. L'appello di Giulio Grossi si colloca in un momento particolarmente significativo, con il governo nazionale al varo e quello regionale prossimo a concludere il suo mandato. Due livelli, quello nazionale e quello regionale, determinanti per dare delle opportunità in più alle imprese. Conclude il presidente Grossi: «Cito solo due dei tanti capitoli su cui le scelte della politica sono determinanti: il cuneo fiscale e contributivo e le infrastrutture. Che in Italia il cuneo sia molto elevato ce lo dicono i dati Ocse, che lo collocano, per un lavoratore senza familiari a carico, al 47,9% del totale del costo per l'azienda, uno dei più alti in assoluto della Ue la cui media è del 36,1%. Dal 2000 a oggi la media europea è diminuita di 1,3 punti, in Italia è aumentata di 0,8 punti. Se parliamo di manifatturiero il cuneo è ancora più consistente: far percepire 1.500 euro netti a un dipendente, sempre single senza familiari a carico, comporta per l'azienda un costo complessivo superiore a 3.100 euro. Un’enormità: le aziende faticano a sostenere oneri di questo genere e in generale un carico fiscale e contributivo che è tassativo ridurre. Quanto alle infrastrutture, il meccanismo è chiaro: molte persone, condizionate da discorsi allarmistici, vi si oppongono pregiudizialmente e chi dovrebbe assumersi la responsabilità di far capire cosa è meglio per la collettività si adegua invece a questi timori per intercettare consensi elettorali. Così, ad esempio, i termovalorizzatori sono uno spauracchio, con il risultato che smaltire i rifiuti ha un costo esagerato, energia attraverso questi impianti non se ne produce e, per incrociare questo tema con quello fiscale, si comincia a parlare di far decadere o ridurre anche le agevolazioni per gli energivori». —

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