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Sos New Delhi a Lucca due casi L’Asl: «Nessun allarmismo»

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LUCCA. Il New Delhi scatena il panico negli ospedali e l’Asl richiama tutti all’ordine e al senso di responsabilità: «Niente allarmismi ingiustificati». Partiamo dalle notizie: ovvero dal fatto che sinora Lucca è stata una delle zone meno toccate: solo due i pazienti contagiati e nessun caso mortale accertato. A Pisa, tanto per intenderci sino a tre giorni fa si contavano 22 casi, a Livorno 8. La situazione è in continua evoluzione e per questo nei prossimi giorni verrà predisposta una pagina web che monitora quotidianamente la situazione.

Intanto l’Asl con una nota punta a tranquillizzare la popolazione e fare chiarezza sulla situazione. «Nei 13 ospedali dei cinque ambiti territoriali da tempo sono in atto disposizioni straordinarie per la ricerca attiva delle infezioni correlate all’assistenza. In seguito a queste azioni conoscitive si è ottenuto un quadro epidemiologico più chiaro per cui sono state impartite ulteriori disposizioni atte a prevenire il fenomeno. L'elevato numero di casi segnalati nell’area vasta Toscana nord ovest è motivato dal fatto che dove vengono eseguiti test di screening così capillari, è possibile - come effettivamente è stato fatto - quantificare la reale incidenza del fenomeno e al contempo circoscrivere il problema. Negli ospedali sono stati adottati protocolli comportamentali ancor più stringenti per gli operatori sanitari che hanno ridotto notevolmente la diffusione del patogeno. Inoltre, sono stati ulteriormente estesi i test di screening».

Per quanto riguarda le infezioni è bene poi ricordare che la presenza di batteri resistenti a varie classi di antibiotici è stata segnalata già da alcuni anni. Dipende da un utilizzo eccessivo e improprio degli antibiotici che selezionano batteri sempre più resistenti. Questo fenomeno è più marcato in ambiente ospedaliero dove si registra la massima concentrazione di soggetti fragili e il massimo utilizzo di antibiotici.

Bisogna distinguere tra varie condizioni cliniche: vi sono i soggetti portatori (ovvero soggetti che hanno il germe a livello intestinale e che non hanno alcun sintomo), i soggetti che hanno una batteriemia (ovvero la presenza del germe nel sangue) e i soggetti che sviluppano una infezione da Klebsiella multiresistente che sono per fortuna una esigua minoranza. L’eventuale positività non è quindi un fattore di rischio per il paziente ma per l'ambiente circostante. I pazienti positivi infatti vengono gestiti con un livello di attenzione più alto (monouso, lavaggio mani, isolamento da contatto, ecc) al fine di evitare che possano diffondere il patogeno. Di solito con il rientro a casa e la progressiva variazione della flora intestinale, a distanza di qualche mese i pazienti si negativizzano. —

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