Il Tirreno

Lucca

La bellezza di marmo di Ilaria che stregò Vasari, Liala e D’Annunzio

flavia piccinni
La bellezza di marmo di Ilaria che stregò Vasari, Liala e D’Annunzio

Il monumento di Jacopo della Quercia non ha mai contenuto i resti della giovane, probabilmente sepolti in San Francesco

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flavia piccinni

Ha gli occhi chiusi, e un naso dritto e lungo. Le labbra ferme in una smorfia: potrebbe essere un sorriso di piacere o di pari disapprovazione. Il viso è ovale, dalle gote morbide, incorniciato da capelli leggermente mossi gentilmente posati su un cuscino. Ha un’aria di bellezza leggiadra ed eterna, un mistero che ricorda vagamente la celebre, enigmatica, espressione della Gioconda.

Ma questa non è una donna qualsiasi. È – per come l’ha fermata nel tempo Jacopo della Quercia nel celebre sarcofago – una donna che ha inciso la memoria della nostra città: Ilaria del Carretto.

Bisognerebbe farci riflettere che vicino a lei compaiano fra i lucchesi più celebri pochi altri nomi femminili, fra cui due Sante, ma Ilaria è stata una delle poche capaci di incantare la storia. Lo ha fatto legando il suo nome all’amore, quello per Paolo Guinigi, che per trent’anni – dal 1400 al 1430 – fu signore di Lucca.

Ma chi era lei, prima delle nozze (le seconde per Paolo) che si celebrarono il 3 febbraio 1403? Era figlia di Carlo I del Carretto, che era stato dal 1379 primo marchese Del Carretto di Zuccarello, antico stato preunitario nel savonese che oggi conta poco più di trecento anime. Della sua gioventù si sa molto poco, se non che fosse bellisisma. Si dice che arrivò a Lucca dalla Liguria e che il banchetto di nozze durò tre giorni e tre notti.

Dopo nove mesi nacque il primo figlio, Ladislao, che avrebbe poi partecipato alla guerra del Finalese del 1447-1448. Il bimbo venne accolto con grandi celebrazioni da tutti gli abitanti della città. Si dice anche che Paolo Guinigi fosse gelosissimo della sua giovane moglie, e che quando questa rimase incinta di nuovo fu felice come mai.

Ma nessuno avrebbe potuto immaginare che la gioia avrebbe rapidamente lasciato spazio alla disperazione. Pochi giorni dopo il secondo parto - con la nascita di Ilaria detta “minore”, che avrebbe sposato il figlio di Battista Fregoso, doge della Repubblica di Genova - la situazione della giovane Ilaria si complicò e rapidamente degenerò tanto che nel 1405, a soli ventisei anni, chiuse per sempre gli occhi.

La leggenda vuole che Paolo Guinigi – secondo un topos che si ripresenta identico nel tempo e nello spazio, basti pensare all’incantevole e speculare leggenda che riguarda la nascita del Taj Mahal – nel tentativo di fermare per sempre lo splendore della compagna, si mise alla ricerca del più abile artista del tempo. Scelse, per restituire all’eternità il profilo di Ilaria, Jacopo della Quercia cui ordinò di scolpire nel marmo il viso e il corpo di Ilaria, e di mettere ai suoi piedi uno splendido cagnolino in rappresentanza della fedeltà coniugale. Quando l’opera fu terminata, lasciò sbalordità la città e tutt’oggi questa è considerata come uno dei massimi capolavori della scultura quattrocentesca.

Incantò anche Giorgio Vasari che nel Cinquecento notò “Jacopo di leccatezza pulitamente il marmo cercò di finire con diligenza infinita”.

L’opera venne dunque posizionata in un transetto della cattedrale vicino a un altare voluto dalla famiglia Guinigi, e qui rimase fino a quando la loro signoria ebbe fortuna; quando nel 1430 Paolo Guinigi perse il potere, anche il sarcofago di Ilaria venne privato di tutti i riferimenti famigliari (le venne tolta la lastra con lo stemma e l’iscrizione commemorativa) e iniziò dunque un peregrinare per la chiesa, fino alla collocazione attuale.

Se vi state domandando se il sarcofago comprende anche le spoglie di Ilaria non è affatto una domanda sciocca: in quella tomba lei non è infatti mai stata sepolta.

Secondo la Soprintendenza archeologica della Toscana (capitanata da Giulio Ciampoltrini) il corpo è stato ritrovato nella chiesa di Santa Lucia del complesso di San Francesco, accanto a quello di altre due mogli di Paolo Guinigi (la terza sposa Jacopa Trinci e la prima, Maria Caterina degli Antelminelli, morta dodicenne).

Nel corso degli anni, la storia e il mito di Ilaria del Carretto hanno ispirato scrittori e poeti. Alcuni lettori forse racconteranno di “Soliloquio a mezza voce” di Liala – oggi oggetto di una progressiva riscoperta e riabilitazione – che raccontava dei novelli sposi Ilaria e Silvio, con lui ossessionato dalla leggenda di Ilaria del Carretto che diventerà sinistramente simile alla sua vita.

Altri invece rammenteranno le parole composte da Gabriele D'Annunzio, e custodite nella sezione “Le città del silenzio” (Elettra, 1903), in cui nota “Tu vedi lunge gli uliveti grigiche vaporano il viso ai poggi, o Serchio, e la città dall'arborato cerchio, ove dorme la donna del Guinigi”. —

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