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Lucca

Dall’epigrafia greca alla biomedica «Il Vallisneri è un sogno che si realizza»

federica scintu
Dall’epigrafia greca alla biomedica «Il Vallisneri è un sogno che si realizza»

Faccia a faccia con Maria Rosaria Mencacci che da quest’anno è la nuova dirigente scolastica del liceo scientifico «Ho trovato una scuola organizzatissima e con un forte senso di identità: ce la metterò tutta per migliorarla ancora»

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il colloquio

federica scintu

«Esiste un solo bene, la conoscenza e un solo male, l’ignoranza». È con questo aforisma che la dirigente scolastica Maria Rosaria Mencacci, una laurea in epigrafia greca in tasca, una lunga carriera come professoressa di lettere oltre che preside da sette anni, ha salutato i suoi ex alunni dell’Itc Piaggia di Viareggio ed è con lo stesso insegnamento socratico che accoglierà i suoi nuovi studenti del liceo scientifico Vallisneri. Comincia così, mettendo al centro l’importanza della formazione, una nuova era dell’istituto di via delle Rose dopo gli otto anni di direzione di Monica Ceccherelli, che il 31 agosto si è lasciata alle spalle la porta della presidenza per godersi la meritata pensione. Una sfida impegnativa per Mencacci - che quest’anno avrà anche la reggenza dell’istituto comprensivo Puccini di Pescaglia - in quella che è la scuola più grande “concentrata” in un’unica sede: 1.400 studenti divisi in 58 classi e 125 docenti. Una sfida resa forse ancor più impegnativa dal fatto che il Vallisneri, come conferma la stessa Mencacci, «è una scuola organizzatissima». E questo potrebbe mettere anche un po’ di pressione... .

Un liceo che funziona quindi e che dal 16 settembre, primo giorno di scuola, partirà subito con l’orario definitivo. Una “macchina” in corsa, lanciata e ben rodata, sulla quale Mencacci - sorella di Maria Pia Mencacci, preside del liceo artistico Passaglia - che ha cominciato nel 2012 come preside del comprensivo di Torre del Lago per poi approdare al Piaggia, è salita al volo e volentieri. Liceo scientifico, liceo linguistico e liceo delle scienze applicate ai quali si è aggiunta, per il momento, una sola “curvatura”: quella biomedica. Questa l’offerta formativa potremmo dire “minimalista” rispetto alla moltiplicazione dei corsi di studio in altri istituti ma evidentemente vincente, visto il numero di iscritti. Una scuola che ha conquistato la stessa dirigente che, di fronte alle varie opzioni per la scelta nuova sede, non ha avuto dubbi. «Il Vallisneri era la mia prima scelta - dice Mencacci - quindi sono molto contenta di essere qui. Ha un’identità molto forte in città. Sono arrivata da una settimana e ho trovato una scuola molto ben strutturata e per questo devo ringraziare Monica Ceccherelli perché in questi anni ha svolto un ottimo lavoro. Quest’anno ci sarà un nuovo dsga che è un facente funzioni e questo è un cambiamento forte. Per il resto lo staff è rimasto identico. Sono tutti collaboratori molto capaci e competenti e non avevo dubbi che fosse così. Sono rimasta molto colpita soprattutto dal forte senso di appartenenza che hanno nei confronti di questa scuola».

Anche dal punto di vista dell’organico il Vallisneri ha una situazione invidiabile rispetto ad altre scuole. «Siamo messi abbastanza bene - conferma Mencacci - ci mancano solo due cattedre e aspettiamo le convocazioni del 17 settembre».

Poi c’è la questione strutturale. Se infatti una grande porzione del complesso del Vallisneri è in buona salute dopo il restyling ultimato nel 2012 - stiamo parlando del cosiddetto “padiglione nuovo - l’edificio che ospita la maggior parte delle classi oltre che gli uffici di segreteria e la presidenza dovrà essere demolito e ricostruito. Un progetto della Provincia finanziato con i mutui Bei. «Se penso alla situazione strutturale del Vallisneri rispetto alle problematiche emerse in altre scuole sono fortunata - dice - ancora non ho incontrato gli addetti della Provincia ma so che i lavori per l’edificio vecchio sono finanziati. L’edificio nuovo invece è stato mantenuto bene, con un lavoro costante. Abbiamo dei bei laboratori che ci hanno permesso anche di avviare la curvatura biomedica. La struttura permette quindi di fare tutto quello che è previsto che debba essere fatto». Una situazione che dovrebbe essere normale e garantita ma che invece è diventata sempre più un lusso in un mondo scuola a cui spesso è toccato sobbarcarsi il peso di queste carenze e non solo. «Io al Piaggia ho ospitato sette classi del Marconi - dice - quindi so bene cosa significhi avere problemi strutturali. Ma chi lavora nella scuola poi queste cose le supera grazie a una grande capacità interna. La difficoltà vera è invece quella di confrontarsi con le risorse, economiche ma anche professionali. Gli uffici sono sempre in affanno perché mancano dipendenti e mi rendo sempre più conto che nella gestione è questo il vero problema non i container».—

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