La manifestazione
LE SCUOLE NEI CONTAINER NON DIVENTINO NORMALI
L’anno scorso è toccato agli studenti del Paladini Civitali. Quest’anno sarà la volta di quelli del Fermi-Giorgi, del liceo scientifico Majorana di Capannori, della scuola media Mordini di Barga. Il comune denominatore di tutte queste situazioni sono i prefabbricati che ospitano - od ospiteranno - alcune classi di questi istituti. Situazioni che scaturiscono da problemi diversi: inagibilità, troppi iscritti, lavori in corso. Ma che arrivano allo stesso punto di caduta, sollevando più di una domanda e reclamando chiarezza su un paio di questioni.
Il primo: guai a considerare normalità la situazione di classi che fanno lezione (o attività di laboratorio) nei prefabbricati. Lo stato di necessità, nei quattro casi citati, non è in dubbio: eclatante quello del Paladini-Civitali dopo la dichiarazione di inagibilità del complesso di via San Nicolao. Eppure, bisogna evitare che - seppur inconsciamente - il caso prefabbricati diventi l’ultima incarnazione del fatalista motto secondo il quale “niente è più definitivo del provvisorio”.
Non è questione di contestare il fatto che i prefabbricati siano adeguati, spaziosi, in alcuni casi pure migliori della situazione di partenza. La vita scolastica dei nostri figli non è solo computo di superfici e di numero di condizionatori. È anche bisogno di un contesto che non porti in sé le caratteristiche della provvisorietà. Un luogo che i ragazzi sentano come proprio. E se così non può essere, deve essere una situazione transitoria: la luce in fondo al tunnel deve essere sempre bene in vista e non ci si può permettere di brancolare nel buio.
E qui si arriva al secondo punto da chiarire. Quello sui lavori programmati e, in buona parte, finanziati per consentire ai ragazzi di rientrare in classi con le pareti in muratura. O, più in generale, di godere di scuole che siano più adatte alle loro esigenze, più sicure e più adeguate ai tempi.
La Provincia di Lucca è riuscita a piazzare molti importanti progetti (a partire proprio dalla ristrutturazione di via San Nicolao) nei primi posti della graduatoria per i mutui della Banca europea degli investimenti. In tutto si parla di oltre 40 milioni.
Un mare di soldi, necessario come l’acqua per gli assetati, che finora è però rimasto intrappolato nelle secche degli uffici, tra ministero, Regione, Cassa depositi e prestiti. La domanda, che più che altro è una speranza, è questa: quando è che finalmente potremo vedere qualcosa di concreto? A quanto ci risulta anche gli ultimi problemi burocratici sarebbero stati sciolti - e di questo bisogna essere contenti. Ma siamo comunque ben lontani dalla mèta: servono le progettazioni, le gare, lo svolgimento corretto dei lavori. E soprattutto serve un percorso che mantenga la rotta dritta verso la luce in fondo al tunnel della quale parlavamo prima. Perché sarebbe bello (ma anche giusto) evitare che ci siano ragazzi che stanno in un container dalla prima campanella della prima fino all’esame di maturità. —
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