Italia
Tragedia della Luminara, fissata il 21 ottobre l’udienza gup per i sette indagati
Il giudice dovrà decidere se rinviare a giudizio gli indagati per la morte di due operai precipitati da 10 metri di altezza
LUCCA. Una tragedia che la città non dimentica. Sono passati 2 anni e 4 giorni da quel drammatico primo settembre 2017 quando accanto al palazzo Pretorio collassa il braccio meccanico di un carrello elevatore e precipita al suolo, da un’altezza di 10 metri, il cestello in cui lavorano Eugenio Viviani e Antonio Pellegrini, rispettivamente di 54 e 61 anni, dipendenti della Cooperativa Agricola Morelli. Per i due operai - che stavano installando i lumini a due settimane dalla solenne processione di S. Croce - non c’è scampo. Dopo 16 mesi di minuziosi indagini della procura con consulenze e prove di laboratorio siamo arrivati alla prima fase processuale: l’udienza preliminare. La data è certa: lunedì 21 ottobre davanti al gup Antonia Aracri. Sarà quell’udienza camerale lo spartiacque che separa i 7 indagati accusati in concorso di omicidio colposo dal processo penale vero e proprio. Nei guai sono finiti ingegneri, rappresentanti legali e amministratori di aziende che hanno prodotto, lavorato e commercializzato il carrello elevatore utilizzato quel giorno dai due operai.
CAUSE DEL CEDIMENTO
Secondo i consulenti del pubblico ministero - il sostituto procuratore Elena Leone - fu una saldatura difettosa a causare il cedimento strutturale del braccio meccanico della piattaforma. Una saldatura non conforme, tale da indebolire il materiale nella zona al piede dell’attaccatura e capace di causare la frattura che spezzò il braccio meccanico e fece precipitare la navicella con all’interno i due operai. Una conclusione arrivata al termine di una consulenza di oltre 500 pagine corredate da foto e disegni esplicativi, migliaia di documenti acquisiti e sequestrati legati alle disposizioni di legge in materia di sicurezza sul lavoro, alla progettazione e ai collaudi dei macchinari, alla caratteristiche dei materiali usati per la costruzione del braccio meccanico e della piattaforma aerea su cui erano posizionati gli operai. Un lavoro certosino portato avanti con l’assistenza e la collaborazione della sicurezza sul lavoro dell’Asl e dal collegio dei tecnici nominati dalla procura e che erano incaricati di analizzare i reperti e l’origine della frattura causa dello spezzamento in due tronconi del braccio della piattaforma.
SETTE INDAGATI
Originariamente la procura aveva iscritto nel registro degli indagati 14 persone accusate a vario titolo di aver causato la morte dei due operai per imperizia, negligenza e imprudenza dovuta al cattivo funzionamento del carrello elevatore marca Oil & Steel modello «Eagle». Ma per 7 di loro il pm ha chiesto e ottenuto dal gip l’archiviazione. Il 21 ottobre davanti al gup compariranno gli altri 7 indagati: Marco Milesi, 53 anni di Milano, Fosco Celi, 79 anni, di Rimini e Paolo Balugani, 54 anni, di Modena, rispettivamente amministratore delegato, presidente e direttore tecnico della «Oil & Steel» nel 2009 quando fu acquistata la gru collassata e causa della morte dei due operai; Giuliano Bicchi, 76 anni, di Anzola nell’Emilia e Francesco Corrado, 77 anni, di Imola, che all’epoca dei fatti erano direttore generale e membro del Cda dell’Istituto di Certificazione Europea Spa, organismo di certificazione e di ispezione; Sergio Rossi e Silvano Nannetti, di 63 e 58 anni rispettivamente di Forlì e Castrocaro, responsabili della ditta Art e Campenter fornitrice del braccio meccanico alla Oil & Steel. Per i consulenti l processo della saldatura del braccio meccanico della piattaforma elevatrice doveva essere controllato dall’azienda costruttrice e non venne tenuto sotto adeguata sorveglianza. Il marchio di conformità invece spettava agli ingegneri certificatori. —
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