Attenzione
Mura, lucchesi e turisti bocciano le reti: brutte e non servono
Su dieci intervistati, solo uno avalla il provvedimento di protezione. Tutti invocano il buonsenso di chi “utilizza” le Mura
LUCCA. I turisti, italiani o stranieri che siano, sgranano tanto d’occhi: «Protezioni? Pensavamo che si trattasse di un cantiere». È lunedì mattina, e l’affluenza sulle Mura urbane è sicuramente in tono minore rispetto a un pomeriggio feriale o ai giorni del fine settimana. Ma tra chi passeggia sul monumento, accarezzato dal vento leggero e finalmente ristoratore dal caldo persistente, la conversazione scivola sempre sullo stesso argomento: le reti installate pochi giorni fa dal Comune in esecuzione di una segnalazione dell’autorità giudiziaria sui punti (sei) giudicati a rischio caduta, a seguito di sopralluoghi eseguiti. A dispetto dei sei punti “protetti” (seppure senza cartelli che riconducano alla loro funzione) c’è chi, a pochi metri di distanza, continua con i suoi comportamenti pericolosi: come le due ragazze che, poco prima della casermetta di Porta Santa Maria, stanno in piedi indisturbate sulla cortina a scattarsi i selfie. Proteggi di qui, e l’incidente può spuntare di là.
«Una città storica richiede normalmente protezione, ma non quella di questi oggetti - è l’impressione di John e Petra, coppia olandese appena arrivata a Lucca -. Le persone devono sapere da sole come muoversi». Il signor Pierluigi Bianchini, invece è un lucchese doc. «Le protezioni sono un provvedimento positivo. Penso che la cosa migliore sarebbe installare parapetti lungo tutte le Mura. Quello che mi dispiace, piuttosto, è di dover constatare sulle Mura ripetuti atti di inciviltà: mi riferisco ai vandalismi a danno dei cartelli». Altro lucchese: il professor Luca Vieri Iacopetti, dirigente scolastico in pensione da un giorno: per lui invece le reti di protezione sono tutt’altro che un intervento efficace. «Se in Italia tutti i monumenti dovessero essere circondati da reti di protezione, come saremmo ridotti? È la gente che deve essere più ragionevole. Se manca il buonsenso, qualsiasi intervento è inutile. Allora chiudiamo le Mura e facciamo pagare il biglietto: tanto a metterle completamente in sicurezza non ci si potrà arrivare mai».
Claudio Poppa, giovane lavoratore in pausa pranzo, scuote la testa: «Chi se lo cerca di cadere dalle Mura, cadrà ugualmente, con o senza le protezioni. Ma perché la gente continua ad avvicinarsi troppo al limite. Chi lo fa, forse spesso ha bevuto».
Daniela Lastella e Giuseppe Lodi sono una coppia genovese appassionata di fotografia. «Pensavo che ci fossero dei lavori in corso - spiegano guardando le reti di protezione installate vicino al punto ristoro nell’ex canile -. Come misura di prevenzione non credo funzioneranno: le persone sconsiderate non le puoi prevedere. Esteticamente le reti non si possono proprio vedere. E comunque, se la mettiamo su questo piano, allora dovremmo chiudere tutta l’Italia, visto che da cima a fondo ci sono città e paesi storici, dove alcuni edifici sembrano stare in piedi per miracolo». «La città è bellissima e le Mura sono stupende - premettono Fabiana e Giovanni, coppia modenese in vacanza a Lucca - ma non devono essere snaturate dalle reti. si vuole indicare un pericolo? Allora usamo un bastoncino con una catenella legata, ma un’installazione così impattante no».
Massimo Giovannini legge su una panchina: «Le reti imbruttiscono le Mura - spiega -. Ci sono da cinquecento anni: quanti morti ci sono stati in tutto per le cadute. Se volessimo renderle completamente sicure, dovremmo impacchettarle. Invece io penso che sia la gente, troppo spericolata, a causare problemi. Io non metterei le reti, ma farei delle multe salate a chi si comporta in modo sconsiderato e trasgredisce le regole». «Secondo me, o trovano qualcosa di meglio dal punto di vista estetico, ma a impatto zero, altrimenti sarebbe un vero peccato rimanere con queste reti. Lucca non può andare avanti a difendersi - è dell’opinione David Ricci -. Sara, la sua bambina di otto anni, lo ascolta interessata, e vuol dire la sua, autorizzata dal babbo: «Le reti bucano. Io invece ci metterei dei cartelli che non si può andare in bici vicino a dove si può cadere». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
