Sicurezza
Lo “scippatore nero” colpisce dopo 16 anni ma viene subito preso
Cristian Carmassi in azione al sottopasso di via Castracani Ma la polizia lo blocca e recupera la borsa rubata ad una donna
LUCCA. A volte ritornano. E commettono gli stessi errori. Sedici anni dopo finisce di nuovo in manette Cristian Carmassi, 44 anni, di Marlia, che tra l’agosto e l’ottobre del 2003 si rese responsabile di una serie di furti con destrezza e di scippi ai danni di 7 donne che in bici stavano attraversando le vie del centro o dell’immediata periferia. Per quei reati Carmassi - ribattezzato «lo scippatore nero» perché indossava un casco e un giubbotto nero e agiva in sella ad uno scooter - venne condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione.
I FATTI
Scontato il periodo detentivo, di Carmassi si erano perdute le tracce. Domenica sera alle 19 è tornato a colpire nella pista ciclabile del sottopasso di via Castracani. Vittima una ragazza di 24 anni che in sella alla sua bicicletta stava tornando a casa in compagnia di un amico. La giovane è stata costretta a fermarsi dopo aver visto un motorino imboccare la pista ciclabile in senso contrario a quello di marcia. In sella allo scooter c’erano un uomo e una donna. Arrivato all’altezza della ragazza il conducente della motoretta con gesto fulmineo le ha strappato la borsa, ha dato gas ed è fuggito in direzione del Campo di Marte.
L’INTERVENTO
La vittima del furto e il suo amico hanno subito allertato il 113 indicando il modello dello scooter e il luogo di fuga. Non hanno impiegato molto tempo gli agenti della volante ad individuare - vicino al bar del vecchio ospedale - il motorino utilizzato dallo scippatore. E poco distante, seduto accanto alla soglia del bar, una vecchia conoscenza: Cristiano Carmassi. La borsetta rubata alla ragazza era stata nascosta sotto una scala di emergenza e il cellulare della scippata era stato buttato nel prato dell’ex ospedale. Carmassi ha cercato subito di difendersi: «Cercate uno con una maglietta arancione: la mia è azzurra». Ma ai poliziotti sono bastati pochi minuti per ritrovare la maglietta arancione, ancora madida di sudore e utilizzata durante il colpo, dentro la sella del motorino. L’uomo si era cambiato per cercare di sviare i sospetti. Ad inchiodarlo anche le immagini delle telecamere poste nel sottopasso. Il suo arresto è stato convalidato dal giudice che ha disposto l’obbligo di firma. Tra un mese il processo. —
L.T.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
