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Luciano Pera, la sua vita, la sua arte e gli amici di sempre: Chagall e Picasso

luca meconi
Luciano Pera, la sua vita, la sua arte e gli amici di sempre: Chagall e Picasso

Novantaquattro anni vissuti intensamente per l’artista nato a Badia di Cantignano, che oggi abita a “Lucca drento” con la moglie Rosy, sposata nel 1964, sua musa ispiratrice. Loquace e dinamico, si è alternato tra Francia e Italia

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il personaggio

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Fino allo scorso anno diceva di avere 39 anni ma quest’anno, che di anni ne ha compiuti 94, fa un’eccezione e dice la verità perché «il numero 49 non mi piace». 94 o 49 che siano poco importa, lo spirito è quello di un ventenne.

Stiamo parlando del poliedrico artista Amerigo Luciano Pera che afferma di avere «sette fratelli», in realtà è sempre uno ma in sette diverse sfaccettature. I nomi però sono solo due anche se il primo, Amerigo, lo conoscono in pochi. Parlare con lui è come fare un viaggio nell’arte, nella letteratura, nel cinema dell’intero Novecento, tanto che viene voglia di pagare un biglietto pur di non perderselo.

Non c’è artista che il Pera, come è chiamato a Lucca, non abbia frequentato e per tutti, o quasi, ha un aneddoto da raccontare. Tra una battuta, una risata, una citazione in francese e una in lucchese, nella sua casa-museo di “Lucca drento” circondato da migliaia di libri e centinaia di opere d’arte, ricorda gli amici, molti dei quali non ci sono più, che lo hanno accompagnato lungo tutta la vita.

Avere un appuntamento non è stato facile: ha talmente tante cose da fare che è - dice - «indietro di un anno e mezzo». Ma, come tutti i grandi artisti, ha un cuore grande e non riesce mai a dire di no a qualcuno. Ricorda il padre Pietro, pioniere dell’auto, la sua nascita «che stava per avvenire all’interno di una automobile», il periodo trascorso in Provenza e quello a Parigi dove frequentava l’ambiente artistico e dove, a Montmartre, incontrò l’artista Pietro Drusi di Tempagnano di Valdottavo. Insomma, 94 anni vissuti intensamente e con tanta voglia di fare, sempre a fianco dell’inseparabile moglie Rosy Beruti, sua musa e compagna di vita.

Luciano Pera nasce nel 1925 a Badia di Cantignano, a 350 metri da dove è nato Carlo Piaggia. Nonostante tutti i viaggi in giro per il mondo, ancora oggi appena sente nominare Badia o il Piaggia si commuove. E, appena può, coglie ogni pretesto pur di tornarci. «Fin da piccolo - racconta - amavo disegnare. Mio zio Tito Livio, che era pittore e architetto a Chicago, un giorno mi regalò una cassetta di colori ad olio, qualche pennello e una tavolozza: così predisse la mia carriera. Ma l’arte è nel mio dna, la passione me l’ha trasmessa mia madre Dina Baccelli che dipingeva. Mio padre Pietro, invece, era un meccanico geniale: in Corso Garibaldi aveva un garage e la prima scuola di veicoli a motore, dove io ho passato i miei anni giovanili e dove ho iniziato a lavorare».

Pittore, scultore, incisore e creatore di gioielli, il suo primo dipinto a olio risale al 1938. «Nel 1947 ho iniziato a frequentare Parigi dove incontravo nei caffè i più grandi artisti e letterati del Novecento con i quali potevo parlare liberamente. Successivo fu il mio contatto con il sud della Francia dove ancora ho molte amicizie. In quegli anni ero studente di Medicina a Pisa, ma ero attratto dall’arte». In Provenza era di casa: a Vence frequentava Chagall. Grazie a lui molte persone hanno potuto conoscere l’artista nato in Russia. In particolare i suoi amici che gli chiedevano quasi in punta di piedi: «Mi ci porti a conoscerlo?». E lui diceva sempre di sì. «Arrivato al cancello - ricorda oggi - veniva ad aprirci il suo aiutante oppure Valentine, la seconda moglie, o direttamente Chagall. Una volta ci ho portato anche Antonio Possenti, di cui ero amico del padre, Furio».

Ma non c’è solo Chagall tra gli amici di “Perà”, come lo chiamano oltralpe. Tra i tanti, ricorda André Villers, Sacha Sosno, Nadine Vivier, Jacques Matarasso, Lola Lamodiere, Jacques Lepage, André Verdet, César (Cesare Baldaccini), Borsi, Altmann. A Vallauris realizzava le sue ceramiche da Madoura di Susanne e Georges Ramié dove incontrava quotidianamente Picasso e all’associazione Avec. «Un giorno - racconta - il sarto Garzella, di Lucca, che dipingeva per passione, mi chiese se lo portavo da Picasso. Venne con me tre volte. Poi un giorno mi disse: cosa potrei fare per avere un disegno di Picasso? Gli risposi: fagli un cappotto e glielo spedisci. E così fece. Dopo un po’ gli arrivò una busta con dentro un disegno originale di Picasso che rappresentava un uomo mentre indossava il cappotto. Era il suo ringraziamento per il regalo ricevuto. Contentissimo, Garzella portò la busta con il disegno al Caffè di Simo in Fillungo per farlo vedere agli amici. La busta e il disegno passarono di mano in mano fino a quando entrambi scomparvero nel nulla».

Negli anni ‘60 riscopre l’interesse per l’antropologia e per l’arte rupestre. Inizia il periodo delle ricerche in grotta assieme alla naturalista Rosy Beruti che sposerà nel 1964. Tornato in Italia, esegue una serie di lavori in ceramica a Lucca nel laboratorio Ocal in via Galli Tassi 58 e ad Albissola insieme a Lucio Fontana, Gianni Frassati, Roberto Crippa, Agenore Fabbri, Wilfredo Lam. A Lucca, nella stamperia Angeli, esegue originali graffiti su pietra di Baviera.

Indubbiamente Luciano Pera è molto loquace: questa è una caratteristica che gli viene riconosciuta da tutti, italiani e francesi. In molti hanno provato a farlo stare più in silenzio, ma solo in due ci sono riusciti: l’italiano Gac (Guglielmo Achille Cavellini) e il francese Ben Vautier. Gac realizzò un ritratto di Pera costringendolo a stare zitto per alcuni minuti e vi scrisse sopra: «Oggi 11 aprile 1981 ho costretto Luciano Pera a tacere per tre minuti nella mia casa a Brescia» mentre Ben organizzò una performance sul tema del silenzio a La Colle-sur-Loup nella quale gli mise pubblicamente un foulard sulla bocca. Successivamente, in una delle sue celebri frasi, ha scritto: «Ci sono giorni in cui penso che Pera sia il più forte». Noi, invece, lo pensiamo sempre. —

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