Il Tirreno

Lucca

Simone e Lorenzo, la bici e il calcio: fratelli per sempre anche nello sport

G.P.

Oggi il memorial per il maggiore, scomparso in un incidente Il minore nel pomeriggio scende in campo con la Lucchese

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LUCCA. Non c’è, eppure è presente: scorgi il suo volto tatuato sull’avambraccio di babbo Roberto; lo senti evocare nei racconti di chi gli ha insegnato a sudare in sella a una bici; leggi il suo nome sui cartelli che indicano il percorso che porta in cima al Faeta, il monte su cui passava giornate felici e che oggi lo ricorda con una targa di castagno. Simone Pardini è morto il 3 di agosto di quattro anni fa, mentre pedalava assieme a un amico sulla via Romana ad Altopascio. Un camion in fase di sorpasso lo ha travolto: aveva 17 anni e una strada tutta da percorrere. Una tragedia che spezza le gambe e toglie il fiato alla famiglia di San Lorenzo a Vaccoli: il padre Roberto, la mamma Calogera, il fratello Lorenzo.

Eppure, ciascuno a modo suo, tutti e tre trovano la forza di andare avanti: lo sport è il salvagente a cui si aggrappano per non annegare nel dolore e tenere vivo il ricordo di Simone. Lo faranno anche stamani a Santa Maria del Giudice: alle 10 prenderà il via la quarta edizione del Trofeo Monte Faeta-Simone Pardini. «Un’iniziativa nata con l’idea di far conoscere il mondo in cui Simone era cresciuto in questi anni – spiega il padre Roberto insieme agli amici organizzatori Giovanni Picaro del Mtb Monte Faeta, Alessandro Anzivino e Mario Migliorini, presidente e vice presidente della New Bike 2008, l’ultima squadra del ragazzo – Ci saranno oltre un centinaio di bikers alla partenza Quest’anno inauguriamo anche un circuito permanente che porta il nome di Simone».

Li incontriamo a fine mattinata, al vecchio campo sportivo dove è allestita la partenza: sudati e stanchi, perché hanno appena finito di disporre i cartelli sui due percorsi di gara (uno di 34 km e uno di 13). «Su questo monte abbiamo conosciuto Simone e ce lo siamo portati dietro – dicono – Qui è nata la sua passione per la mountain bike e si è fatto le ossa». Equilibrio, resistenza, forza e soprattutto coraggio per affrontare le discese: queste le doti necessarie per essere un buon biker. Doti che Simone aveva già cominciato a coltivare. «Ricordo ancora – racconta babbo Roberto – la volta in cui tornò a casa e mi raccontò di aver fatto tutto il percorso senza mettere il piede a terra: era entusiasta». I soldi raccolti con le iscrizioni saranno donati ad Agbalt, l’associazione di Pisa che riunisce i genitori dei bambini affetti da leucemie e tumori.

Roberto e gli altri non si conoscevano prima delle morte di Simone: «Forse di vista – racconta il padre – ma niente di più: io ero per il ciclismo su strada, ma Simone lo avevo indirizzato sulla mountain bike perché era meno pericolosa. Solo che non riuscivo a stargli dietro e così lo portavano in giro loro. Ora siamo un unico gruppo attaccato alla ruota di Simone». Al via ci sarà anche il fratello Lorenzo, 17 anni, che però non potrà rimanere sino alla fine. Il motivo? Calcistico. Alle 16 scenderà in campo a Camaiore con la maglia della Lucchese. Per lui, che da quando aveva 6 anni corre dietro a un pallone, è un sogno che si è realizzato già la scorsa settimana, quando ha esordito in prima squadra contro il Real Forte Querceta: «In questi anni – ha raccontato qualche giorno fa al Tirreno – mi sono visto tante partite in curva incitando chi vestiva la maglia della Pantera. Adesso tocca a me e ancora stento a crederci».

E i suoi amici su Facebook lo hanno già invitato a festeggiare un eventuale goal sotto la curva. Il ricordo di Simone è ben presente sui social: il 23 agosto è il suo compleanno e ogni anno, in quel giorno, babbo Roberto scrive un post. «Il Signore ci ha fatto vivere insieme 17 anni stupendi, di cui abbiamo solo ricordi magnifici che nessuno potrà cancellare. Ehi Simo, in gamba e auguroni all’infinito scricciolo». —

G.P.

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