Gioco
«Quel disegno di bimbo»
Don Ilario Bartolomei rivela un episodio dell’infanzia di Lazzari, che gli aveva regalato un piccolo bozzetto quando fu nominato parroco
lucca. Quando don Ilario Bartolomei arrivò per la prima volta a San Cassiano a Vico, nel 1967, Cesare Lazzari era soltanto un bambino. Eppure, quell’incontro, il parroco non riesce proprio a dimenticarlo. «Poco più di un mese fa– racconta dal pulpito – Cesare venne da me con la sua famiglia e mi consegnò un disegno. Lo aveva fatto il giorno dopo la mia nomina a parroco di San Cassiano». C’era un’amicizia profonda, con il preside dell’istituto Carrara-Nottolini-Busdraghi, e don Ilario trattiene a stento l’emozione. «La sua – prosegue – è stata una fede vera, bella, amata, vissuta. Partecipava sempre alla messa della domenica e così era anche nata una collaborazione stretta che ci ha legato ancora di più. Ci lascia un’eredità immensa, Cesare. E noi non possiamo che provare un senso di gratitudine e ammirazione. Grazie, Cesare, per quello che ci hai dato: la tua profonda umanità. È stato un esempio luminoso. E ora c’è bisogno di riscoprire quei valori immensi che Cesare ci ha trasmesso e che danno un senso alla vita cristiana».
Un ricordo lo hanno voluto esprimere anche i docenti dell’istituto. E poi gli studenti, rappresentati da Nicola Lena e pure i genitori con la presidente del consiglio d’istituto, Debora Berlicchi. Che, affidandosi alle parole di Voltaire e Sant’Agostino, hanno ringraziato il dirigente scolastico. «Era un uomo onesto e corretto, che sapeva ascoltare i suoi studenti con tanta pazienza – hanno detto – ci mancherà tantissimo, ma resterà per sempre nei nostri cuori». Tra i presenti, anche l’ex preside Vittorio Barsotti. Poi, a parlare, è stata la dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale di Lucca e Massa Carrara, Donatella Buonriposi.
«Sento il dovere – ha esordito la provveditora – di portare ai familiari e a tutti coloro che sono toccati dal dolore per la perdita di Cesare, l’abbraccio del mondo della scuola lucchese. Di lui, tutti conserviamo un bellissimo ricordo. Abbiamo condiviso momenti tristi, ma altrettanti belli e felici». «Mi stupì – sottolinea Buonriposi, quando lui, sempre molto scrupoloso e attento con i suoi ragazzi, lì mandò per un’esperienza in Eritrea. In realtà, dentro di sè, era preoccupato, come ogni buon padre di famiglia. Ma mai lo fece trasparire».
«Non ho preparato niente di scritto – aggiunge– ma se Cesare mi sentisse, ora, mi direbbe di non preoccuparsi, che va bene così. Amava la sua scuola, i suoi docenti. Amava il suo mestiere».
«Ti ringraziamo Cesare – conclude la provveditora – per quello che hai rappresentato per noi. Ti chiedo di seguirci e illuminarci, durante questo percorso. In questo lavoro che, ogni giorno, diventa sempre più difficile. Arrivederci, Cesare». Un applauso si diffonde, centinaia di mani battono all’unisono, confondendosi con i singhiozzi. –
M. T.
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