Finanza
«La volontà della valle è chiara ed è un no al pirogassificatore»
Il consigliere regionale Ilaria Giovannetti ribadisce la contrarietà all’impianto Kme «Farlo significherebbe minare alla base il rapporto tra cittadini e istituzioni»
Le sue parole erano attese come la pioggia nel deserto, quasi che una sua posizione contro il pirogassificatore fosse decisiva per decidere o meno le sorti del progetto. Da tutti invocata e da molti attaccata, il consigliere regionale Ilaria Giovannetti ha detto pubblicamente il suo no all’impianto. Tutti felici e contenti ora? Non proprio, visto che si vuole alzare l’asticella.
Dopo il suo intervento chiarificatore in assemblea, la Giovannetti si racconta in esclusiva al Tirreno, non lesinando stoccate: «È corretto che su una problematica del genere i cittadini esigano dai loro rappresentanti d’essere pienamente rispettati nelle loro aspettative. Meno corretto, ma forse inevitabile, è che argomenti di tale delicatezza vengano utilizzati da qualcuno – una minoranza per fortuna – per miserevoli tornaconti elettorali. Solo così si spiega qualche attacco che talvolta mi è apparso uscire fuori dalle righe. Una cosa che certamente ho imparato in questi quattro anni in consiglio regionale è quella di non farmi condizionare dalle pressioni esterne. L’unica cosa che conta è la tutela degli interessi della mia gente e più in generale dei cittadini della Toscana».
Dopo i sassolini, si passa al giudizio sugli orientamenti della giunta regionale sul piano per lo sviluppo firmato con le associazioni di categoria: «Più che allo smaltimento del pulper bisogna guardare – come già fanno alcune aziende illuminate della nostra provincia – al suo riciclo e reimpiego. Questa, come ha ben sottolineato in particolare il mio collega Stefano Baccelli, è la vera economia circolare. La strada quindi del progetto presentato da Kme non può essere minimamente considerata come una soluzione al problema. Senza poi considerare i costi sociali di una eventuale realizzazione di tale impianto». E i motivi sono conosciuti: «L’appesantimento del già gravoso carico emissivo su un territorio che, per sua conformazione, non assicura adeguati standard di ricircolo dell’aria e all’inevitabile congestionamento della viabilità a servizio della Valle per lo spostamento del pulper su Fornaci di Barga. Senza contare che il concretizzarsi del progetto rischierebbe di minare alle fondamenta il rapporto di fiducia fra cittadini e istituzioni: da mesi la stragrande maggioranza degli enti locali, Comune di Barga in testa, e degli abitanti della Valle hanno manifestato la loro contrarietà a questa ipotesi».
Però, in termini occupazionali, bisogna dare risposte certe: «Tutta la Valle del Serchio deve lavorare e sostenere percorsi capaci di ridare stabilità a quella che rimane ancora oggi la principale realtà produttiva del territorio. Riconosco capacità all’attuale management di Kme e attaccamento all’azienda da parte dei lavoratori che tanto si sono sacrificati per dare il loro contributo in questi anni difficili. Ma proprio per la stima che nutro verso gli attuali vertici aziendali non posso pensare che non avessero messo in conto la sollevazione istituzionale e popolare che il loro progetto ha generato. Confido quindi che abbiano nel cassetto un “Piano B” capace di perseguire il consolidamento dello stabilimento senza dover per forza ricorrere alla realizzazione dell’impianto di smaltimento di pulper. E da qui, si potrà ripartire». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
