Il Tirreno

Lucca

la proposta 

Acqua termale a Villa Fiori per renderla più appetibile

Emanuela Ambrogi
Acqua termale a Villa Fiori per renderla più appetibile

L’idea dell’albergatore  Damiano Marino Merlo dopo una serie di aste per lo storico immobile  andate deserte

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Bagni di Lucca. Non può passare che dalla localizzazione a valle delle terapie delle acque termali il rilancio non solo turistico di Bagni di Lucca. Lo afferma con decisione l’albergatore Damiano Marino Merlo, che interviene dopo aver appreso dal Tirreno dell’avvio del progetto di un nuovo acquedotto che porterà le acque termali, oggi disperse, fino alla piazza del Circolo dei Forestieri. Un progetto quello di portare le acque termali a valle, ricorda Merlo, che era già stato avanzato due secoli fa da Carlo Ludovico di Borbone, in collaborazione con l’architetto Pardini, e nel 1924 da Jean Varraud. Altra iniziativa che l’albergatore ha in mente da sempre, proposta in via ufficiale anche alla passata amministrazione, è la permuta tra Villa Fiori e l’ex capannone della Kontinental, con conguaglio a favore del Comune.

Merlo ha già avvitato contatti per realizzare a Villa Fiori, nel caso l’intesa andasse in porto, un centro benessere che potrebbe attirare investitori, nel caso le acque termali raggiungessero l’immobile. Cosa ora più verosimile.

Per l’albergatore, il Comune nella struttura Kontinental a Mirafiume potrebbe realizzare un centro sportivo aperto a residenti e turisti, fonte di ulteriore richiamo. La proposta era stata però scartata dalla precedente amministrazione. Anche alla luce del mancato interesse per Villa Fiori registrato nelle cinque aste andate deserte, per l’imprenditore l’unica via per non far deperire irrimediabilmente la splendida dimora è rappresentato dalla possibilità di farci arrivare le acque termali. Requisito che «potrebbe agevolare, con la cessione in permuta di Villa Fiori, l’acquisizione di partner per la realizzazione del centro benessere. Sono tentato di riproporre al Comune la permuta con queste motivazioni. I partner potrebbero contare su una base concreta, ossia su fabbricato e terreno della Villa, e sulla possibilità dell’uso delle acque, i cui impianti di raccolta e, se del caso, captazione, come pure il loro trasferimento devono rimanere di proprietà della pubblica amministrazione per consentirle libertà di manovra nelle future aste di gestione». —

Emanuela Ambrogi

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