Il dolore
Agostinelli: «A Lucca per costruire un futuro migliore»
LUCCA. La passione non ha età. E per Andrea Agostinelli - l’ex zazzera bionda della Lazio campione d’Italia Primavera nel 1975-76 con alla guida Paolo Carosi e in campo fior di talenti come Giordano, Manfredonia, Di Chiara, De Stefanis, il compianto Montesi, Ceccarelli, Cari, Pivotto, Tarallo e Apuzzo – quella palla che rotola è ancora parte integrante della sua vita. Se la cordata che fa capo all’amico Danilo Mariani riuscirà a prevalere sugli altri competitor e prenderà il timone della squadra rappresentativa della città di Lucca, rivedremo l’ex ala destra seduto in panchina a 62 anni. D’altronde lui non ha mai smesso di allenare e dopo l’Italia ha girovagato in Albania e in Congo: «Guardi devo fare un salto a Tirana per festeggiare lo scudetto con il Partizani. Siamo arrivati secondi, ma la prima in classifica è stata penalizzata di 10 punti e quindi il campionato d’Albania lo abbiamo vinto noi».
“Ago” si sente ancora “un animale da campo”: «Ripartire dalla IV serie non mi spaventa affatto. Anzi, io stesso ho consigliato Mariani di dirottare le sue attenzioni sulla Lucchese dopo che il tentativo con la Pistoiese di Ferrari (Pistoia è la seconda patria del mister che lì ha vinto un campionato) non è andato a buon fine e non per colpa nostra. La Toscana è una terra bellissima e ricca di tradizioni. Ricordo ancora la magnifica Lucchese del presidente Maestrelli e una piazza appassionata, ma non opprimente e aggressiva. C’era anche Avellino come possibilità d’ingresso, ma al Sud difficilmente potremmo sviluppare le nostre idee. Lucca invece è uno di quei posti dove ti lasciano lavorare e non ti creano apprensione e stress. Il gruppo che rappresento è formato da persone serie che non hanno mai fatto calcio e hanno un progetto importante da sviluppare nel corso degli anni. Io mi vedo ancora in panchina e sul campo a lavorare con i giovani e ad insegnare ciò che mi hanno trasmesso i miei maestri».
Sul suo amico imprenditore Mariani i giudizi non possono che essere positivi: «É una bella persona che guida un’azienda rivoluzionaria nel campo sanitario e ha fatto crescere, come consulente finanziario, alcuni istituti di credito. Perché esportare il suo progetto nel mondo del calcio? Per due ragioni. È un grande appassionato (è stato un calciatore a livello dilettantistico) ed è convinto che questo sport possa darti visibilità ed avvicinarti ad una vasta ed eterogenea platea. Di lui mi sono subito piaciute la serenità, la schiettezza e la determinazione che mette in tutto ciò che fa». Agostinelli promette al pubblico del Porta Elisa il massimo impegno: «Abbiamo intenzione di costruire una squadra competitiva che provi subito a vincere anche se non sarà facile perché la D è comunque un campionato importante: ci sono formazioni che aspirano alla promozione e rispetto agli altri partiamo in ritardo. Vogliamo ricreare entusiasmo e pian piano riavvicinare la gente allo stadio. Le strutture sono obsolete? Impianti e istruttori sono problemi che affronteremo in tempi brevi perché crediamo nello sviluppo del vivaio». —
Luca Tronchetti
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