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i dati di intesa san paolo  

Carta e macchine per il cartario, segni meno che non fanno paura

Carta e macchine per il cartario, segni meno che non fanno paura

Nel primo trimestre dell’anno export in calo rispetto allo stesso periodo del 2018. Un dato considerato fisiologico dopo un lungo periodo di crescita quasi continua

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LUCCA. Un doppio segno meno che, certo, non deve essere sottovalutato, ma, al tempo stesso, che non deve destare allarme. È quello fatto registrare dall’ultimo monitor sull’export dei distretti tradizionali della Toscana pubblicato dall’ufficio Industry research di Intesa Sanpaolo. In un quadro generalmente positivo per la nostra regione, i distretti tradizionali toscani hanno fatto registrare nel primo semestre di quest’anno un valore di esportazioni sui mercati stranieri pari 4, 7 miliardi di euro, il 16% in più rispetto allo stesso periodo del 2018. La maggiore crescita in Italia, mentre in valore assoluto siamo terza regione – dopo Veneto e Lombardia – per importi esportati. . A questa performance non ha però contribuito il settore cartario lucchese, nelle sue due declinazioni (per la prima volta distinte nel rapporto), ossia quella diretta (la produzione di carta appunto) e quella indiretta (la produzione di macchinari per l’industria cartaria). In entrambi i casi, infatti, si è registrato un calo (il doppio segno meno appunto).

«Il distretto del Cartario di Lucca – si legge nel rapporto di Intesa San Paolo – ha realizzato esportazioni per 247 milioni di euro nel primo trimestre del 2019, in riduzione di 37 milioni (il 13% in meno) rispetto al corrispondente periodo 2018: è da evidenziare che il primo trimestre 2018 aveva rappresentato un punto di massimo delle vendite all’estero. La riduzione risulta generalizzata in tutti i principali mercati come Francia (-7,9%), Germania (-13%) e Spagna (-22, 4%); fanno eccezione la Svizzera (+4, 8%) e l’Ungheria (1,3%). Nel mese di maggio l’azienda veneta Pro-Gest Spa, uno dei maggiori player operante nella produzione di carta, cartone, imballi e packaging ha rilevato all’asta la cartiera Papergroup (100 dipendenti), dichiarata fallita lo scorso luglio; il gruppo veneto aveva già rilevato nel 2017 OG (ex Ondulati Giusti) e CF (Cartonificio Fiorentino), società specializzate nella produzione di cartone di Altopascio, nell’ambito di due procedure di concordato preventivo».

Passando al settore macchinari per l’industria cartaria, prosegue il rapporto, «Dopo un 2018 che aveva segnato un +35% e un tasso di crescita media annua del 7% negli ultimi dieci anni, il distretto di Lucca, ha subito un calo nei primi tre mesi del 2019 con una riduzione nelle esportazioni del 21,3%: il valore dell’export è stato pari a 115 milioni di euro in calo di circa 30 milioni. L’operatività del settore è particolarmente legata a commesse e la variazione verso i diversi mercati è influenzata dalla presenza di specifiche commesse; in particolare, i mercati che hanno registrato gli aumenti maggiori sono gli Stati Uniti (+23 milioni), il Messico (+10 milioni), la Svezia e la Romania (ognuno con +5 milioni), mentre si sono ridotte le vendite in Indonesia (-24 milioni) e Cina (-20 milioni)».

Insomma, come emerge anche dall’analisi sul passato accennata nel rapporto, questi dati negativi appaiono quasi fisiologici, visto che arrivano dopo un lungo periodo di crescita pressoché ininterrotta (e questo anche in anni difficili – per usare un eufemismo – degli altri settori). Restando nel settore del distretto cartario, e guardando ai primi trimestri degli ultimi 10 anni, si nota (oltre alla già citata crescita media del 7%) che solo in tre occasioni si sono registrati dei dati negativi con un calo tra il 5 e il 10% nel 2009 e nel 2012, e un calo minimo nel 2016. Il tutto disegnando una sorta di ciclo, con le percentuali negative che arrivano l’anno dopo performance particolarmente positive: era successo tra il 2011 e il 2012 per esempio, e si è ripetuto quest’anno dopo un primo trimestre 2018 esaltante. Del resto è quasi un principio matematico: se il termine di paragone è un dato eccellente (come era stato quello dell’inizio dell’anno passato), anche mantenendo un buon volume di affari è difficile non incocciare in un segno negativo dal confronto.

Discorso simile anche nel settore della produzione delle macchine per l’industria cartaria, dove si registra un calo dopo un 2018 di crescita (in tutti e quattro i trimestri). Un 2018 che, a sua volta, seguiva un 2017 in cui, invece, l’andamento era stato nel dato percentuale costantemente negativo (soprattutto nel periodo ottobre-dicembre) e che, ancora a sua volta, seguiva un 2016 (e anche un 2015) di crescita quasi continua (con un boom in particolare nel primo trimestre del 2016). Un settore poi, quello della meccanica, estremamente variabile, visto che non dipende direttamente dai consumatori del prodotto finito, ma dagli investimenti (e relative commesse) che vengono fatti nel settore produzione carta nei diversi Paesi del mondo. —

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