Il Tirreno

Lucca

Inquinamento all’ex officina di Sant’Anna Lazzi deve pagare 3,8 milioni alla Guinigi

Gianni Parrini
Inquinamento all’ex officina di Sant’Anna Lazzi deve pagare 3,8 milioni alla Guinigi

Si è concluso il processo di primo grado relativo alla vendita del complesso in via Catalani a Sant’Anna

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LUCCA. La società Fratelli Lazzi dovrà versare 3 milioni e 800mila euro alla Guinigi Costruzioni. Lo stabilisce una sentenza di primo grado del tribunale civile di Lucca, emessa nei giorni scorsi dal giudice Enrico Fontanini.

Il contenzioso tra la Guinigi Costruzioni srl e la Fratelli Lazzi, Lazzi Vi.Tur. spa è questione ormai annosa: si era aperto nell’aprile 2013 e verteva sulla vendita dell'area di via Catalani a Sant’Anna, dove dal 1955 al 2004 sorgevano i locali destinati ad autorimessa di autobus e di lavanderia dell’azienda di trasporti. La Guinigi Costruzioni aveva acquistato il complesso di Sant’Anna per dare avvio a un mega progetto di recupero: il master plan prevedeva appartamenti, un hotel, un centro commerciale e una multisalacinematografica. Il cantiere si aprì nel dicembre 2009 con la demolizione e la sottofondazione dei muri perimetrali, opere necessarie alla realizzazione delle opere previste dal progetto. Un progetto che non vedrà mai la luce perché durante gli scavi vengono rinvenute sostanze inquinanti: idrocarburi, solventi organoalogenati come la trielina e altre sostanze. Nel novembre 2010 il cantiere si ferma: per continuare le opere di recupero, fa sapere l'Arpat, serve un intervento di bonifica da milioni di euro. Su chi debba pagarlo ci sono stati, nel corso degli anni, altri contenziosi in sede penale e amministrativa, ma qui restiamo al versante civile. Che si apre nel 2013 quando la Guinigi Costruzioni, rappresentata dagli avvocati Giuseppe Dati ed Elena Beconi, decide di avviare un procedimento nei confronti della Fratelli Lazzi. Il motivo? Nel contratto non risultava la presenza nel sottosuolo di prodotti petroliferi inquinanti e sistemati in cisterne che, stando a un'indagine della polizia provinciale, sarebbero state riparate più di una volta a partire dal 1997 a causa di perdite dei serbatoi. Proprio l'aver indotto in errore la Guinigi Costruzioni facendo credere agli amministratori che il sito non fosse contaminato per indurli all'acquisto era uno degli oggetti del contenzioso. In avvio del procedimento la Guinigi Costruzioni aveva chiesto al giudice un sequestro conservativo (poi respinto) del valore di 8 milioni di euro. Una somma giudicata dalla parte attrice come equivalente del danno subito. Nei giorni scorsi il giudice si è pronunciato, condannando la Fratelli Lazzi al versamento di 3 milioni e 800 mila euro. I legali della Guinigi Costruzioni, trattandosi solo di una sentenza di primo grado, in questa fase preferiscono non commentare la notizia, anche se trapela una certa soddisfazione. Il Tirreno ha provato a contattare i difensori della Fratelli Lazzi (rappresentata dallo studio dell’avvocato Passagnoli di Firenze) ma non è stato possibile parlare con il legale per sapere se l’azienda ha intenzione di ricorrere in appello. —

Gianni Parrini

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