La manifestazione
Addio a Barbieri, decano degli albergatori
Il fondatore dell’hotel Rex è morto giovedì a 102 anni: nella sua carriera anche la Buca, la Luna e il ristorante il Giglio
LUCCA. Per oltre settant’anni è stato uno dei nomi simbolo dell’accoglienza turistica a Lucca. Ieri mattina Giovanni Barbieri, da trent’anni titolare dell’hotel Rex alla stazione, è morto in ospedale all’età di 102 anni.. Una vita, quella di Barbieri, difficile da raccontare in poche righe. Ci avevamo provato a novembre scorso, in un colloquio che concesse al Tirreno in occasione del suo 102esimo compleanno.
«Il patriarca dell’hotel Rex», come lo definiva la figlia Elisabetta che si occupa proprio dell’albergo raccontava di aver «avuto dieci attività a Lucca, tra alberghi e ristoranti».
Una storia che inizia nel Secondo Dopoguerra: è nel 1947 che Barbieri, insieme con la moglie Ida Carzani (scomparsa nel 2009), originari rispettivamente di Mantova e Ferrara, decidono di venire a Lucca, dopo aver gestito un albergo a Monsummano: «Qui c’era mio fratello Giulio - raccontava Giovanni - che stava alla caserma Lorenzini, quindi decisi di raggiungerlo. Ho cominciato con la Buca di Sant’Anotnio, che in quel periodo aveva anche le camere. Poi ho avuto il ristorante dell’hotel Universo e nel 1960 sono passato al Giglio».
Ma il curriculum di Barbieri non si ferma qui. Nella sua carriera ha gestito anche l’hotel La Luna in via Fillungo e quello che oggi è il Piccolo hotel Puccini in via di Poggio. Poi il coronamento con l’hotel Rex, riaperto dopo un periodo di chiusura nel 1989: «È stato un investimento importante - aveva spiega la figlia Elisabetta - ci ha lavorato anche la mia mamma. La nostra è una famiglia laboriosa: anche babbo ha fatto sì l’imprenditore ma ha sempre lavorato in cucina o in sala».
Ma la vita di un uomo di 102 anni come Giovanni non è stata solo lavoro. È stata anche un incrocio continuo con la storia dell’ultimo secolo. E lo si capisce leggendo le parole con le quali raccontava l’incontro con Ida, a Sermide, nel mantovano: «Scappava dai bombardamenti a Ferrara e trovò rifugio a Sermide. Io ero appena tornato dalla Libia: sono stato in Africa dal 1940 al 1943, quando riuscii finalmente a scappare. La notte sogno ancora i morti, uno sopra l’altro : facevo l’autista al campo di aviazione, portavo le munizioni, la benzina e rifornimenti vari. Da ragazzo sognavo di diventare pilota ma purtroppo soffrivo di vertigini e quindi ripiegai sull’autista». Un lavoro che, prima della guerra in Libia, svolgeva proprio per conto della famiglia Mussolini. «Ho fatto da autista a Bruno Mussolini, figlio di Benito - conclude - era un uomo taciturno, parlava molto poco. Quando morì nel 1942 a Pisa io ero a Bengasi: lo seppi dalla radio».
I funerali di Giovanni Barbieri saranno tenuti lunedì alle 15.30 nella cappella dell’obitorio, poi ci sarà la cremazione secondo la sua volontà. Alla famiglia Barbieri, ai figli Giorgio ed Elisabetta in particolare, le condoglianze della redazione del Tirreno. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
