Sicurezza
«Scarichi fuori norma ma la diffida arriva in clamoroso ritardo»
BARGA. «Venerdì la giunta regionale ha emesso due decreti di diffida nei confronti di Gaia Spa per i ripetuti sforamenti nei limiti degli inquinanti rilevati nei due depuratori di acque reflue di Barga Castelvecchio Pascoli e Rio Fontanamaggio. Gaia adesso ha 30 giorni per attuare misure correttive, abbattere i livelli di inquinanti e comunicare interventi e risultati, altrimenti incorrerà in “ulteriori provvedimenti”. Ma i dati su cui si basano i decreti sono del 2018, noti ufficialmente come minimo dal marzo scorso, da quando Arpat li ha relazionati alla Regione. E ora si continua a sversare fuori dai parametri, con una condotta che conferma quanto meno il rischio di danno ambientale»: a sollevare la questione è Maurizio Marchetti, capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale il quale si è imbattuto nelle diffide, datate 12 luglio, ma basate su relazioni del 2018 e comunicate alla Regione nel marzo scorso.
«Sono tempi di reazione inaccettabili – commenta – per tanto tempo si è continuato a lasciare che due depuratori sversassero fuori tabella. Ora si concede un altro mese nel quale chissà cosa si va a immettere nell’ambiente.Su questo ho presentato un’interrogazione per avere spiegazioni dalla Regione. Tra un così pesante rilevamento di inquinanti e la diffida sono intercorsi tempi troppo dilatati. A Barga per un anno intero almeno i depuratori non hanno depurato a dovere. E poi ancora una volta devo stigmatizzare la conduzione dei processi di depurazione delle acque reflue, per la quale i cittadini pagano in bolletta e hanno diritto a potersi fidare».
«Mi sono avventurato – chiude Marchetti – tra codifiche e acronimi. I rilievi mossi riguardano campionamenti effettuati sia da Arpat che in autocontrollo dal gestore per lo più nel 2018. Le irregolarità sono molte. I batteri fecali, Escherichia coli, in entrambi i casi superano i limiti di legge. Per il Castelvecchio Pascoli sono accompagnati dall’azoto ammoniacale oltre il tetto massimo. L’inquinamento organico non è abbattuto secondo prescrizioni. Questo è misurato per via indiretta secondo due parametri: uno è il Chemical Oxygen Demand che risulta non raggiungere il 75% del degradamento degli inquinanti per molti mesi nel 2018; l’altro è il Biochemical Oxygen Demand che ripetutamente non arriva al 70%. Infine, i solidi sospesi totali che se nel caso del Rio Fontanamaggio almeno un mese, agosto 2018, raggiunge il 90%, a Castelvecchio Pascoli non arriva a quota di legge nemmeno una volta. Nemmeno una». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google