Il Tirreno

Lucca

Coda garfagnina nel caso ragusa 

Con un’ipoteca verso i legali Logli blinda i propri immobili

Pietro Barghigiani
Con un’ipoteca verso i legali Logli blinda i propri immobili

In uno studio di Castelnuovo l’operazione del marito della donna scomparsa Nella stessa città esercita uno dei due avvocati beneficiari dell’accordo

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C’è una coda “garfagnina” nel caso Ragusa. Le parti civili hanno annunciato di voler rinunciare al risarcimento che Antonio Logli doveva pagare in forza di due sentenze nel merito e una di legittimità in cui è stato riconosciuto colpevole e condannato a 20 anni per l’omicidio della moglie Roberta Ragusa. Ma lui i suoi beni immobili intestati in esclusiva li aveva messi al riparo da future azioni legali, attraverso il rilascio di un’ipoteca volontaria.

È un passaggio del caso Ragusa di cui forse i parenti di Roberta non erano a conoscenza. Ora se anche volessero andare avanti con le esecuzioni immobiliari non troverebbero granché da aggredire.

L’operazione per proteggere i suoi possedimenti pignorabili Logli l’ha conclusa il 5 novembre 2018 nello studio del notaio Giampiero Petteruti di Castelnuovo, con una particolarità per quanto riguarda i beneficiari dell’ipoteca volontaria: sono i due avvocati che lo hanno assistito in questi anni, Roberto Cavani di Pisa e Saverio Sergiampietri, viareggino, con studi a Castelnuovo e in Versilia. Tecnicamente Logli ha riconosciuto di essere debitore dei due avvocati, per 90mila euro nei confronti di Cavani, per 66mila verso Sergiampietri. Soldi che, stando alla visura nella conservatoria dei registri immobiliari, il marito della Ragusa ha ammesso di dover dare ai due professionisti che, però, non avrebbero ricevuto un euro. Di qui l’accordo tra debitore e creditori con Logli che accetta l’iscrizione di un’ipoteca su due immobili di sua proprietà a garanzia del credito che gli avvocati vantano nei suoi confronti: un conto di oltre 150mila euro che, stando all’ipoteca iscritta per un importo di 190mila, l’impiegato non ha saldato e che cerca di sostituire con il mattone nel caso in cui i due legali decidessero di procedere con pignoramenti e messa all’asta dei beni.

L’accordo sottoscritto tra i legali e il suo cliente è un’intesa legittima tra le parti ratificata da un pubblico ufficiale. Una mossa da cui discendono due considerazione: la prima è che Logli ha rimandato il pagamento delle notule dei suoi avvocati arrivando a contabilizzare un debito di 156mila euro; la seconda è che, molto prima della sentenza della Cassazione, e ignaro della decisione delle parti civili di rinunciare ai risarcimenti, Antonio aveva “bloccato” i suoi beni con un’ipoteca.

A pensar male un escamotage giuridico formalmente corretto con cui spogliarsi di ogni proprietà eventualmente aggredibile dalle parti civili. Sì, perché anche nel caso in cui ora i parenti di Roberta volessero ottenere i risarcimenti si troverebbero nella condizione di mettere all’asta dei beni il cui ricavato dalle vendite andrebbe ai primi creditori, gli avvocati. Poi se rimane qualcosa anche alle parti civili. –



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