Il Tirreno

Lucca

L’impresa inglese di Lunardi, pioniere della mongolfiera

flavia piccinni
L’impresa inglese di Lunardi, pioniere della mongolfiera

Duecentotrentacinque anni fa volò per due ore in un abitacolo con un cane, un gatto e un piccione

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flavia piccinni

Era un primo pomeriggio di settembre. Il 15 settembre 1784, per la precisione. Un uomo molto bello, con i capelli di riccioli e il naso all’insù, capace di far innamorare molte donne e di sognare ad occhi aperti, si stava preparando a un’impresa che sarebbe potuta entrare nella storia. O, piuttosto e più probabilmente, che sarebbe potuta trasformarsi in un epico fallimento. Quell’uomo - un genio dalla bellezza disturbante, amante delle imprese disperate ed eroiche – si chiamava Vincenzo Lunardi ed era nato a Lucca, in via dei Borghi, l'11 gennaio 1754 – per quanto dichiarasse per un vezzo e per vanità di essere venuto al mondo cinque anni dopo.

Si dice che quel pomeriggio di metà settembre, il giorno dopo la festa di Santa Croce, Lunardi fosse molto tranquillo:mentre si preparava nel grande campo di addestramento militare di Moorfields, a nord di Londra. Aveva assistito alle operazioni di riempimento della monfolgiera operate dal chimico George Fordyce senza mai allontanarsi. Accanto a lui c’era l’amico e mecenate George Biggin, con il quale aveva intrapreso quella folle idea: volare non con un aerostato a gas, bensì con uno alimentato a idrogeno. Per mettere a punto quel prototipo i due avevano lavorato giorno e notte, costruendo un involucro con della seta che poi era stata rivestita da una miscela di oli (battezzata “vernice elastica”). Nel complesso il pallone era enorme: aveva un volume di circa 570 mc e un diametro di oltre dieci metri. Aveva la forma di pallone, naturalmente, ma c’erano anche dei dettagli molto particolari. Non possedeva una valvola di sicurezza per la fuoriuscita del gas, il che rendeva molto difficile manovrare la mongolfiera. Ai lati c’erano invece ali e remi. E lui, il nostro lucchese, dove si era posizionato? Dentro un piccolo abitacolo dal parapetto in rete leggerissimo capace a malapena di sostenerlo. Intorno a lui si affollava un pubblico di oltre centomila persone, fra cui il Principe di Galles, ospite d’onore dell’evento. Accanto Lunardi non aveva però un compagno di viaggio, bensì aveva scelto di portare in volo un cane, un gatto e un piccione. Era, dicevamo, il 15 settembre 1784. L’orologio rintoccò le due. Alle due e cinque minuti la tensione era al massimo: fu allora che il pallone si stacco dal suolo. E si alzò, trionfante, verso i cieli mentre il pubblico applaudiva sconcertato, il principe del Galles sollevava in segno di rispetto il suo cappello e Lunardi cantava di gioia a squarciagola. Sembrava un viaggio destinato a durare in eterno, invece venne scandito da due tappe. Una prima a Standon nell'Hertfordshire – dove gli abitanti inizialmente si mostrarono dubbiosi e alquanto preoccupati, per poi finire a festeggiare con birra locale e commemorare l’evento con un cippo – dunque a Ware, dove Lunardi arrivò dopo circa due ore e dopo aver sfiorato (secondo i calcoli dello stesso Lunardi) i 6500 metri di altezza. Spesso si dice che ci sono attimi in grado di condensare delle esistenze, e di congelarle per sempre. Se fosse vero, forse la vita di Lunardi toccò il suo picco proprio in quel momento lì. Tutto il resto fu una discesa, come quando tornò in carrozza da vincitore a Londra. Da inquieto sperimentatore, era improvvisamente divenuto un eroe capace di compiere un’impresa azzardata e incredibile: fu al centro di articoli e poemi, nonché di quadri e di opere letterarie. Lo festeggiarono in tanti, compreso re Giorgio III che lo fece nominare comandante ad honorem del corpo degli artiglieri. Il suo soprannome divenne “the daredevil aeronaut”. Seguirono altri voli – come quello del 13 maggio 1785, quando decorò il suo abitacolo con una grande scritta “Union Jack” per dimostrare la sua devozione alla terra in cui viveva – tanto che tra il 1785 e il 1786 Lunardì portò a termine oltre dieci imprese – alcuni dicono 11, altri 13 altri ancora 14 – riuscendo ad avere una popolarità incredibile, che venne però oscurata un settembre di due anni dopo l’esordio fortunato. Era il 1786, e un giovane assistente di Lunardi rimase impugliato in una fune di manovra e venne trascinato in alto durante le fasi di gonfiaggio: quando la corda si spezzo cadde al suolo, morendo sul colpo. Da eroe – perché il placet del popolo è da sempre volubile -, Lunardi si ritrovò al centro del sospetto generale. Lasciò allora Londra alla ricerca di nuova fortuna. Andò prima in Francia, dunque tornò in Italia. La sfortuna però lo perseguitava: i primi voli fallirono, riuscì fortunosamente a portarne a termine una a Roma, vicino il Mausoleo di Augusto, l’8 luglio del 1788. La fama tornò, e lo accompagnò con fasi alterne negli anni successivi prima in Spagna, dunque in Portogallo dove morì a Lisbona nel 1806 restando un mito per gli appassionati, tanto da essere ammesso, unico italiano, nella Hall of Fame della Federazione Aeronautica Internazionale. —



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