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Attacchi al parroco di Bagni, Don Raffaello: «È fuoco amico»

Emanuela Ambrogi
Attacchi al parroco di Bagni, Don Raffaello: «È fuoco amico»

Per il sacerdote ci sarebbe la mano del suo predecessore dietro le pesanti accuse del gruppo “Disperazione cattolica” che è arrivato ad accusarlo addirittura di eresia

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BAGNI DI LUCCA. Un gruppo di “Disperazione cattolica” arriva ad accusare il parroco di “eresia” per le sue aperture, ritenute eccessive, su immigrazione e islamismo, leggendo in pubblico davanti al nuovo arcivescovo Paolo Giulietti e a duecento operatori cattolici, a Borgo a Mozzano, un lungo elenco di presunte colpe. Poi messaggi e volantini contro la riduzione del numero dei preti a Bagni di Lucca. Infine il parroco sotto attacco che sbotta, chiamando in causa il predecessore che, a suo dire, alimenterebbe la rivolta contro di lui.

Don Raffaello Giusti, il parroco nel mirino, non ci sta a subire e decide di dire la sua. Nel 2016 aveva preso il posto di don Emanuele Rosi (anche lui non sempre risparmiato da critiche). Il primo attacco don Raffaello l’aveva subito nell’inverno 2018, con cartelli di protesta sulle porte delle chiese prive di servizio. Giorni fa poi la lettera anonima, a firma “Saulo Tarso” del gruppo “Disperazione cattolica”, per denunciare ancora la carenza di parroci. Da tempo poi ci sono lamentele su alcune frasi di apertura dette durante le omelie, giudicate da alcuni poco cattoliche. Infine l’e lenco di accuse davanti al vescovo.

Troppo perché il parroco alla fine non sbottasse. Don Raffaello ricorda che c’è chi nemmeno versa elemosine perché teme che «la roba da mangiare vada ai migranti». Ma questo è niente rispetto all’accusa rivoltagli davanti all’arcivescovo di fare comunioni e confessioni definite non ortodosse, tali da far rischiare a don Giusti addirittura la sospensione “a divinis”.

« La cosa più grave – afferma il prete – è che dietro a tutto questo ci sia il mio predecessore, un confratello, e non solo un gruppo di fedeli che fatica a capire la riforma della Chiesa. Anche per questo le iniziative che propongo faticano a decollare. Ho una parte di catechisti che rema contro, in silenzio. Mi sorprende però che sia proprio un confratello a prendere iniziative per realizzare un progetto che vuole “Bagni di Lucca come roccaforte del cattolicesimo vecchia maniera”. Io sarei un eretico? A livello locale sta succedendo qualcosa di simile a quello che accade in Vaticano contro Papa Francesco. Dopo tre anni il disagio è davvero forte».

Don Giusti dice di aver elementi per sospettare che il predecessore don Rosi abbia contatti per indurre i fedeli che non condividono il nuovo parroco a muoversi. Sta di fatto che in questi giorni sono partite lettere anonime, volantini e nuovi attacchi: «Qui manca proprio il senso della Chiesa. La comunità non deve essere formata da un gruppo di pecore piegate. L’eterogeneità è una grande ricchezza. Ho fatto il diacono per 23 anni, tra l’altro anche nella Controneria con don Franco Vitali. Ho sempre avuto una grande attenzione per i poveri e per il sociale. Mi accusano di fare il prete come mestiere, ma non conoscono il mio percorso. Sono stato insegnante, e sono sacerdote da sette anni su richiesta del vescovo e di alcuni abitanti in Valleriana. Ho partecipato alla formazione del corpo insegnante, scrivo e dirigo un giornale (della Chiesa): farei il prete come lavoro?». Nel 2015, in Valleriana, don Giusti fu vittima di attacchi per avere ospitato 15 profughi in una delle canoniche della sua parrocchia, su richiesta del vescovo e successivamente del sindaco, con ignoti che dipinsero svastiche sul muro della canonica. Ma a Bagni il parroco deve guardarsi – e di questo ne è convinto – anche dal “fuoco amico”.
 

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