Il Tirreno

Lucca

nell’equipe un medico della valle 

Cuore fermo per 15 minuti: salvato con nuova tecnica

G.C.

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lucca. C’è anche un importante contributo lucchese in un intervento eccezionale su un paziente di 57 anni di Portoferraio il cui cuore ha smesso di battere per quindici minuti, 900 lunghissimi secondi in cui i medici, nella sala di emodinamica dell’ospedale di Livorno, hanno tentato tutte le terapie possibili per recuperare quel maledetto polso.

L’equipe di turno al padiglione 15 dell’ospedale labronico, formata da un cardiologo e due rianimatori, dopo le manovre standard ha voluto tentare l’ultima carta: la somministrazione diretta, all’interno delle coronarie, di un farmaco generalmente utilizzato per via endovenosa nello scompenso cardiaco, il Levosimendan, commercializzato col nome Simdax. Una procedura che mai, in tutto il mondo, era stata eseguita e di cui non esistono casi nella letteratura scientifica, ma soltanto sperimentazioni su ratti e maiali. Dopo neanche 20 secondi, come in un miracolo, il cuore del 57enne ha ricominciato a battere.

«Ci siamo guardati negli occhi e la prima cosa che ci è venuta da dire è stata boia de», racconta Baldassare Ferro, medico della Rianimazione, che era in sala insieme alla collega Rossella Tofani e al cardiologo emodinamista Gabriele Borelli. Quest’ultimo (nella foto in alto), 40 anni, è nato e cresciuto in Garfagnana, laureato a Pisa (con un’esperienza a San Francisco), residente a Piombino, invece lavora nel reparto di cardiologia guidato da Umberto Baldini, Sono stati proprio Ferro e Borelli a decidere di utilizzare il Levosimendan col parere favorevole di Tofani. Il rianimatore ha suggerito i dosaggi, il cardiologo ha effettuato la somministrazione intracoronarica attraverso il catetere. «Siamo riusciti a riavere il polso, la procedura è stata completata e abbiamo potuto trasferire il paziente in terapia intensiva», continua Ferro.

In inglese si parla di resuscitation, che in linguaggio scientifico si traduce con rianimazione ma che trasmette bene l’idea di una vera e propria resurrezione. La caparbietà ha dato ragione ai due rianimatori e al cardiologo: il paziente non solo è sopravvissuto, ma tre settimane dopo l’evento - grazie a tutte le procedure di terapia intensiva a cui è stato sottoposto, a partire da una prima fase in ipotermia a 33 gradi - è uscito dall’ospedale senza alcun danno neurologico, nonostante quel quarto d’ora drammatico in cui il cuore non pompava e l’ossigeno non arrivava al cervello. Oggi - dopo tre mesi di riabilitazione cardiologica effettuata a Volterra - è tornato a svolgere il suo lavoro di operatore del turismo all’isola d’Elba. —

G.C.

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