Sicurezza
Lucchese, domani l’incontro con il gruppo di Ninni Corda
Appuntamento con il sindaco a palazzo Orsetti per presentare il progetto Il team manager Barcellandi: «Abbiamo già molti giocatori pronti a seguirci»
LUCCA. Appuntamento domani alle 12 a palazzo Orsetti. Il procuratore sportivo Maurizio Barcellandi, classe 1959, originario di Brescia, ex attaccante negli anni Ottanta con le maglie di Piacenza, Viareggio e Vis Pesaro conferma tutto: «Abbiamo le idee chiare: vogliamo riportare la Lucchese nel calcio professionistico dove merita di stare. Io conosco bene la vostra realtà: sono stato il procuratore di Nicholas Guidi e Giulio Donati quando ancora il settore giovanile rossonero funzionava a meraviglia. Ci eravamo avvicinati al club anche tra ottobre e novembre 2018, ma non avevamo trovato la quadra con Arnaldo Moriconi e i bilanci non ci convincevano. Adesso è diverso. Il sindaco ci è sembrato disponibile a riceverci in tempi rapidissimi proprio perché ci tiene a risolvere la questione e consentire l’iscrizione in soprannumero in D alla neonata Lucchese».
È vero che oltre Nicastro e Felleca ci sarebbe almeno un altro imprenditore (Marcello Giavarini, consigliere della Camera di Commercio italiana in Bulgaria, dove opera anche nel settore della chimica) disposto a far parte della compagine sociale per far rinascere una Lucchese ancora più forte?
«Giavarini, ex presidente dell’Akragas in C, era interessato a rilevare assieme alla nostra cordata il Carpi di Bonacini. Entro venerdì sapremo se la trattativa tra il nostro gruppo e quello di mister Gaudì per l’acquisizione delle quote del Carpi andrà in porto o tramonterà in via definitiva. Se così fosse Giavarini, ma non solo lui, potrebbero virare sul progetto Lucchese».
Lei, Pruzzo e soprattutto Ninni Corda avete già individuato alcuni giocatori che pronti a sposare la causa rossonera?
«Guardi, il nostro direttore tecnico è una persona vulcanica. Un moto perpetuo che non si ferma mai. Le posso dire con certezza che abbiamo diversi giocatori pronti a lasciare anche la C per la Lucchese. Vuole un nome? Non ho problemi a farglielo. Si tratta del centrocampista Federico Gentile, 34 anni, 60 presenze e 25 gol nel Como in queste due ultime stagioni. Uno che ha fatto oltre 250 partite in C indossando, tra le altre, le maglie di Spal e Savona e che Corda conosce bene ai tempi dell’Alghero in C2. È davvero un allenatore in campo e in quarta serie garantisce gol e assist perché non c’entra nulla con la categoria. Mi creda mettiamo sul piatto la nostra esperienza vissuta in un’altra piazza importante come Como che negli anni Duemila ha fatto la serie A e dove abbiamo vinto conquistando record di punti e facendo divertire gli spettatori. Pensiamo di essere le persone giuste per riannodare i fili di un passato e consentire alla Lucchese un periodo di tranquillità».
Chi sarà presente all’incontro con il sindaco?
«Andremo io, Ninni Corda e, volo permettendo, Roberto Felleca. Siamo certi che sarà un incontro proficuo e costruttivo per entrambi in nome della Lucca sportiva. Le 350mila euro per l’iscrizione in soprannumero sono l’ultimo dei problemi». Un progetto - quello del gruppo Corda - che passa dal coinvolgimento delle realtà imprenditoriali del territorio e che, per una serie di motivi, non è stato sviluppato com’era nell’idea degli imprenditori, in riva al Lario.
GLI ALTRI GRUPPI
Alessandro Nuccilli, imprenditore romano, titolare della TecnoEdil 2000 non demorde. Ha chiamato il sindaco per partecipare alla manifestazione d’interesse e rilevare il club in D dopo aver tentato invano di prenderlo in C (non si sa bene con quali soldi). E ci sarebbero almeno altri due gruppi intenzionati a partecipare alla gara.
LO STADIO
Lo diciamo senza mezzi termini. Per dare stabilità alla squadra cittadina - nata come Us Lucchese Libertas e divenuta nel 1983 As Lucchese Libertas - occorre risolvere il problema della gestione del Porta Elisa. Ci sono i costi della ristrutturazione (4-5 milioni), quelli legati alle strutture di allenamento (Acquedotto e Saltocchio). Il Comune non può spendere quei soldi e l’unica alternativa resta la concessione ai privati dell’impianto per un certo numero di anni. Gestione da affidare a gente seria che stabilisca un budget e che rispetti gli impegni. Tradotto: non si può concedere il Porta Elisa al primo che passa. L’amministrazione deve creare le condizioni - attraverso l’appalto per i lavori di ristrutturazione e per la gestione dell’impianto che possa essere funzionale per 12 mesi all’anno - affinchè investitori seri si possano avvicinare. Sarebbe un grave errore ripetere l’esperienza della Valore (albergo, supermercato, cinema multisala). Ma si potrebbero inserire pochi negozi mirati (abbigliamento e calzature sportive, bar e tavola calda) e soprattutto, attraverso uno studio mirato, la realizzazione accanto allo stadio di parcheggi interrati i cui proventi, almeno in parte, siano utilizzati per finanziare la squadra e soprattutto il settore giovanile. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
